25 gennaio 2019

Il prosciutto bisogna saperlo tagliare bene

Come ricorderete, il nostro prosciutto di Parma richiede una realizzazione dell’affettatura e del confezionamento particolare della regione di produzione, riconosciuto dalla Corte di Giustizia come meritevole di tutela (CGUE 20/05/2003, C‑108/01, Consorzio del Prosciutto di Parma e Salumificio S. Rita).

A riguardo, il relativo disciplinare specifica in dettaglio le differenti fasi di quel procedimento, che danno luogo a interventi tecnici e di controllo molto precisi, che vertono sull’autenticità, la qualità, l’igiene e l’etichettatura, alcune delle quali richiedono valutazioni specializzate.

Sulla scorta di questo precedente, espressamente richiamato nella motivazione, la Corte ha ora ribadito il concetto che “il requisito del condizionamento di un prodotto designato da una IGP (indicazione Geografica Protetta) nella sua zona geografica di produzione è giustificato, se esso costituisce un mezzo necessario e proporzionato per salvaguardare la qualità del prodotto, per garantire l’origine del medesimo o per assicurare il controllo del disciplinare dell’indicazione geografica protetta.”. Si tratta di una sentenza interpretativa, pronunciata a seguito di una questione preliminare sollevata dal Bundespatentgericht  tedesco, e quindi di particolare importanza.

La norma interpretata è quella dell’art. 4, paragrafo 2, lettera e), del regolamento (CE) n. 510/2006, relativo alla protezione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni d’origine dei prodotti agricoli e alimentari, in combinato disposto con l’articolo 8 del suo Regolamento di applicazione, (CE) n. 1898/2006 e l’articolo 7, paragrafo 1, lettera e), del Regolamento (UE) n. 1151/2012 del sui regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari.

La controversia è stata originata dalla pretesa della titolare di una IPG sul prodotto denominato “Schwarzwälder Schinken

 

(prosciutto della Foresta Nera di cui – se capisco bene – lo Speck dell’Alto Adige costituisce una variante) di modificare il proprio disciplinare, nella misura in cui tale modifica riguardava le indicazioni relative all’affettamento e al confezionamento. Eccone qui una fetta:

A chiarimento, ricordo che disciplinare deve comprende – tra l’altro – “...informazioni relative al confezionamento, quando il gruppo richiedente stabilisce in tal senso e fornisce sufficienti motivazioni specifiche per prodotto per cui il confezionamento deve aver luogo nella zona geografica delimitata per salvaguardare la qualità, garantire l’origine o assicurare il controllo...” (articolo 7, 1, e), del Regolamento n. 1151/2012).

Nella controversia in questione, la richiedente è ricorsa a diversi argomenti per sostenere che la modifica era giustificata e conforme alla disciplina appena richiamata. Così ha sostenuto che un trasporto inadeguato del prodotto allo scopo dell’ulteriore trasformazione (affettamento e confezionamento) in altre zone avrebbe potuto incidere negativamente sull’autenticità del gusto, la qualità e la conservazione del prodotto o che i vigenti standard dell’igiene dei prodotti alimentari sotto il profilo della qualità del prodotto costituivano sufficienti motivazioni perché affettamento e confezionamento potevano aver luogo nella zona di produzione. Aggiungeva che i relativi eventuali controlli (sui produttori) nella zona di produzione avevano una frequenza superiore e, in generale, offrivano una migliore garanzia rispetto ai controlli (sugli abusi).  In ogni caso, data la forte richiesta del mercato, occorreva garantire la tracciabilità dei prodotti.

La Corte disattendeva queste argomentazioni. Ritenuto preliminarmente che il requisito del condizionamento in una zona geografica delimitata di un prodotto designato da un’IGP deve avere lo scopo di salvaguardare la qualità, garantire l’origine od assicurare il controllo di tale prodotto (§23), bisognava  dimostrare che il condizionamento nel disciplinare costituisse un mezzo necessario e proporzionato idoneo a salvaguardare la qualità del prodotto in questione e a garantire la sua origine o ad assicurare il controllo del disciplinare della  IGP (§26). L’argomento del rischio del trasporto valeva per ogni prodotto e non era stato provato che il condizionamento al di fuori della zona geografica di produzione avrebbe comportato rischi maggiori per la qualità del prodotto.

In realtà, secondo la Corte, le condizioni previste per affettamento e il confezionamento erano comuni nel commercio dei prosciutti e non andavano al di là dei criteri vigenti in materia di igiene alimentare.

In somma lo Schwarzwälder Schinken, ci ha provato, ma gli è andata male.

 

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