9 maggio 2019

Oltre l'unitarietà dei segni

L'art.22, 1. del CPI (Unitarietà dei segni distintivi) recita:   

È vietato adottare come ditta, denominazione o ragione sociale, insegna e nome a dominio di un sito usato nell'attività economica o altro segno distintivo un segno uguale o simile all'altrui marchio se, a causa dell'identità o dell'affinità tra l'attività di impresa dei titolari di quei segni ed i prodotti o servizi per i quali il marchio è adottato, possa determinarsi un rischio di confusione per il pubblico che può consistere anche in un rischio di associazione fra i due segni.

 

Nel nostro sistema, dunque, vige il principio dell'interoperabilità tra tutti i segni distintivi d'azienda, in cui sono inclusi anche i nomi a dominio e i segni che godono di rinomanza (co. 2).  La norma non ha subito alcun emendamento o integrazione in occasione delle modifiche apportate dal decreto 20 febbraio 2019, n.15, in attuazione della Direttiva di armonizzazione del marchio dell'Unione Europea (n. 2015/2436).

Il principio dell'unitarietà tra i segni distintivi anticipa, a mio modo di vedere, in una visione prospettica del nostro legislatore, la irreversibile tendenza della proprietà intellettuale verso una concezione olistica dei vari istituti che la compongono, il che ne comporta - in ultima analisi - un approccio metodologicamente interdisciplinare e trasversale.

Una recente sentenza della Corte di Giustizia (CGUE C-693/17 P. 06/03/2019, caso Contenitori per dolcetti) sembrerebbe confermare questo assunto. Il caso ha riguardato un design, e non un marchio, la cui forma rappresentativa ha dato origine ad una controversia tra la nostra FERRERO e una società polacca, tale BMB., tra loro concorrenti.

Questo è il contenitore il cui design è stato registrato all'EUIPO

e questa la registrazione del marchio Internazionale che la

FERRERO ha opposto come diritto anteriore a supporto dell'azione di invalidazione del design. La Divisione di opposizione, in considerazione dell'identità dei prodotti (contenitori per dolci) e la somiglianza tra i segni, ha riscontrato la possibilità di confusione per il pubblico rilevante. La Commissione di ricorso ha confermato.

Del pari, il Tribunale Generale (TGUE, T-695/15, 03/10/2017), rigettando l'appello proposto.

A fondamento dell'invalidazione è stato dedotto l'Art.25, (1)(e) del Regolamento sul design comunitario, secondo il quale “se in un disegno o modello successivo è utilizzato un segno distintivo, e il diritto comunitario o la legislazione dello Stato membro interessato cui è soggetto il segno distintivo conferiscono al suo titolare il diritto di vietarne l'uso “. Nelle circostanze, la sentenza ha accertato che non solo secondo il diritto francese – qui applicabile – ma anche alla luce della giurisprudenza derivante dalla Direttiva di armonizzazione, sussistevano le condizioni di applicabilità della disposizione in questione.

Giudicando della confondibilità tra i segni, secondo i consueti parametri della comparazione visiva, fonetica e concettuale in tema di marchi, la Corte di Giustizia rilevava che non era importante se si trattasse di marchio figurativo o tridimensionale, ma più semplicemente si trattava di accertare che la sentenza del Tribunale Generale aveva effettivamente giudicato sulla base dei due segni dedotti nella controversa, il che era puntualmente avvenuto. E nella fattispecie il design rappresentava unicamente un contenitore trasparente per dolci, così come era per il marchio della FERRERO. L'impressione visiva generata dal segno contestato non poteva, quindi, essere influenzata dall'apparenza, del tutto ipotetica, del contenuto, come pretendeva il ricorrente.

È interessante notare che dalla sentenza (punto 9 e 28, in particolare), emerge che design e marchio vengono ricondotti al concetto unitario di 'segno'.

A ben guardare, infatti, tutte le rappresentazioni dei diversi titoli messi in campo dalla proprietà intellettuale nascono dal presupposto espressivo del linguaggio di volta in volta posto in essere, e quindi innanzi tutto dai suoi codici segnici e simbolici.

A parte la lettura semiotica della sentenza, se e' vero che l'Art. 25, e) è norma di specie in quanto introduce  nella tutela del design il diritto di marchio, i criteri informativi che  presiedono alla tutela sono gli stessi: l'impressione generata dalla rappresentazione formale, la relazionalità al destinatario del messaggio (nel design mediata dall'utilizzatore informato), la contestualizzazione dei segni a confronto attraverso il rinvio alla natura dei prodotti, l'applicazione delle regole della percezione da parte del pubblico rilevante.

Sussistono poi ragioni di natura sistematica che inducono ad allargare l'orizzonte cognitivo sul design. Oltre all'ingresso del diritto di marchio nella situazione appena considerata nell'Art. 25, (1)(e), nell'apprezzamento dello stato dell'arte sul design occorre riferirsi alla cd.  memoria collettiva, ovvero al patrimonio storico, culturale, sociale e tradizionale in un momento dato, sulla quale si innesta l'impressione generale giuridicamente rilevante, non solo nella soluzione del problema dell'invalidazione del design, ma anche ne del problema della confondibilità tra i marchi, le opere d'autore, le invenzioni.

Diversi coordinamenti normativi già operano in tal senso.  Pensiamo al rapporto marchio-denominazioni geografiche (oggi rafforzato e innovato dal citato decreto n.15/2019), alla disciplina dei marchi di forma (estesa anch'essa alle “alle altre caratteristiche “del prodotto), all'inserimento del design tra le opere protette dalla DLA (art. 1, 12), alla tutela multipla delle forme imitate servilmente nella concorrenza sleale (art. 2598, 2, C.C.) e altre ancora.

Il sistema, dunque, e l'interpretazione evolutiva della giurisprudenza nazionale e comunitaria - sempre più interconnesse - indicano la direzione del futuro, assai prossimo, della proprietà intellettuale, nella sua lunga marcia di avvicinamento al mondo del reale, verso l'interconnessione delle conoscenze giuridiche, e non solo, secondo un approccio interdisciplinare favorito dall'avvento della tecnologia informatica.

 

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