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4 dicembre 2018

E’ redattore ordinario il grafico multimediale che usa la creatività nel suo lavoro

di Annalisa Spedicato

Secondo la Corte di Cassazione (Cass. n. 29411 pubblicata il 15 novembre 2018) il grafico che lavora alla redazione giornalistica multimediale e che, nell’ambito della propria attività, individua le notizie da pubblicare e ne idea la grafica, deve essere inquadrato nel ruolo di redattore ordinario ai sensi dell’art. 11 del c.c.n.l. giornalisti.

La vicenda su cui la Cassazione è stata chiamata a decidere aveva ad oggetto il ricorso della RAI nei confronti della decisione emessa dalla Corte d’Appello di Roma che, in accoglimento del ricorso promosso da un dipendente dell’emittente nazionale avverso la decisione di prime cure, aveva stabilito che al grafico spettasse un livello di inquadramento superiore rispetto a quello a lui applicato.

Il grafico, infatti, ideava i titoli, procedendo alla loro pubblicazione autonomamente, senza alcuna supervisione dei superiori, elaborava le informazioni da comunicare con apporto di pensiero personale rispetto alla tematica indicata dalla linea di redazione e si occupava, altresì della redazione del fillers, essendo anche questo un lavoro “ragionato” e pertanto secondo i giudici di merito doveva essere elevato al rango di redattore ordinario.

L’emittente invece nel suo ricorso sosteneva che la Corte d’Appello con la sua decisione avesse omesso di esaminare tre questioni di rilievo ai fini del corretto inquadramento della vicenda, ovvero i) se l’attività del grafico potesse effettivamente dirsi attività di mediazione tra il fatto e la notizia e se il ricorrente avesse partecipato o meno all’attività di acquisizione delle notizie e dei fatti oggetto dell’informazione offerta dal canale multimediale ed avrebbe altresì omesso di considerare la connessione con l’attualità, necessaria per dichiarare la natura giornalistica dell’attività svolta; ii) i fillers, e cioè le immagini anche con testi scritti e con accompagnamento musicale, secondo la ricorrente, avevano valenza informativa e non funzione riempitiva e di autopromozione e iii) allo stesso modo, i titoli e le sigle, avevano la mera funzione di identificare particolari tematiche della testata.

La Cassazione, nella sua pronuncia, ha premesso che non esistendo una chiara definizione normativa dell’attività giornalistica, nel corso degli anni, è stato compito della giurisprudenza di legittimità fornire un’elaborazione condivisa di tale definizione in virtù della evidente (e voluta) lacuna legislativa.

In verità, dicono i giudici, il legislatore si sarebbe coscientemente astenuto dal fornire una definizione, per evitare di cristallizzare l’attività di giornalista all’interno di una nozione fissa che nel futuro si sarebbe potuta rivelare come anacronistica; dunque, per consentire di applicare il sistema di tutela normativa a qualsiasi forma qualificata del pensiero che si fosse manifestata non solo attraverso lo scritto (stampa) o la parola (servizi giornalistici della radio o della televisione), ma anche attraverso immagini idonee ad compiere una funzione informativa (v. ab initio Cass. 2 luglio 1985, n. 3998), si è preferito non definire normativamente l’attività di giornalista, favorendo così una nozione flessibile e adattabile alle tecnologie e all’evoluzione della professione.

Così la giurisprudenza ha fatto ricorso alla comune esperienza, stabilendo che l’attività giornalistica si caratterizza in prima istanza per l’elemento della creatività di colui che, con opera propriamente (anche se non esclusivamente) intellettuale raccoglie, commenta ed elabora notizie volte a formare oggetto di comunicazione interpersonale attraverso gli organi di informazione, ponendosi il giornalista quale mediatore intellettuale tra il fatto e la diffusione della conoscenza di esso attraverso un messaggio (scritto, verbale, grafico o visivo), con il compito di acquisire la conoscenza dell'evento, valutarne la rilevanza in relazione ai destinatari e confezionare il messaggio con apporto soggettivo e creativo (v. Cass. 20 febbraio 1995, n. 1827; Cass. 5 luglio 1997, n. 6083; Cass. 22 novembre 2010, n. 23625; Cass. 29 agosto 2011, n. 17723). Il mezzo espressivo utilizzato può essere lo scritto, la parola, la grafica, l'immagine.

Il giornalista per definirsi tale deve pertanto impiegare il gradiente della creatività per raccogliere, commentare, presentare, elaborare la notizia, assumendo rilievo anche la continuità o periodicità del servizio nel cui ambito il lavoro egli è impiegato, nonché l'attualità delle notizie e la tempestività dell'informazione.

Dunque, anche la scelta di un determinato carattere tipografico o il modo di impaginare il contenuto devono considerarsi azioni creative utili ad inquadrare l’attività di un giornalista come tale, costituendo tali operazioni una mediazione tra fatto e comunicazione, in altri termini, una personale interpretazione.

La Cassazione, inoltre anche in altre occasioni, ha precisato che costituisce attività giornalistica quella svolta dal grafico, il quale, mediante l’espletamento di operazioni inerenti la progettazione e la realizzazione della pagina di giornale come la collocazione del singolo pezzo giornalistico, la scelta delle immagini, dei titoli e dei caratteri tipografici con i quali lo stesso viene riportato sulla pagina, esprime - pur nell’eventuale presenza delle scelte e delle indicazioni degli autori degli articoli e del direttore - un personale contributo di pensiero ed una valutazione sulla rilevanza della notizia.

Il grafico, quindi, deve essere inquadrato come redattore ordinario quando autonomamente sceglie, impagina, accompagna al testo una colonna musicale o indica i titoli, in tali circostanze deve concludersi che egli partecipa al servizio di informazione con il proprio pensiero, realizzando in tal modo una qualche forma di selezione della notizia o di commento, tale da assumere valore nel modo personale di esprimere la notizia stessa al pubblico.

 


Annalisa Spedicato

Avvocato esperto in IP, ICT e Privacy