27 maggio 2019

Cosa si intende per forma secondo la Corte di giustizia

La Corte di giustizia, in occasione del caso MANHATTAN (C-21/18, 14/03/19), ha avuto modo di approfondire in via interpretativa il concetto di forma nel diritto di marchio.

La domanda di pronuncia pregiudiziale verteva sull’interpretazione dell’articolo 7, paragrafo 1, lettera e), iii), del Regolamento del marchio Europeo ed è stata presentata dalla Corte d’appello di Stoccolma, nell’ambito di una controversia che oppone una società svedese in merito alla commercializzazione da parte di una concorrente relativamente al marchio per contraddistinguere prodotti di arredamento di interni, costituito, in particolare, da un motivo decorativo per stoffa da tappezzeria, chiamato MANHATTAN.

La Corte di giustizia (C-21/18, 14/03/2019) ha quindi stabilito che la norma in questione dev’essere interpretata nel senso che un segno, come quello oggetto del procedimento principale, “consistente in motivi bidimensionali decorativi, apposto su taluni prodotti, quali stoffa o carta, non è «costituito esclusivamente dalla forma», ai sensi della disposizione medesima.”

Il segno in oggetto è il seguente.

Nel pervenire a questa conclusione la Corte ha esaminato preliminarmente cosa dovesse intendersi per forma nella fattispecie in esame, ricordando che sono esclusi dalla registrazione come marchio ai sensi della disposizione indicata i segni costituiti esclusivamente dalla forma o altra caratteristica che dà un valore sostanziale al prodotto.

Rilevava al riguardo, infatti (§35) che non c'era nel Regolamento alcuna definizione della nozione di forma. Pertanto, la determinazione del significato e della portata di tale termine doveva essere operata sulla base del significato abituale del termine stesso nel linguaggio corrente, “tenendo conto del contesto nel quale è utilizzato e degli obbiettivi perseguiti dalla normativa di cui fa parte”. Nel contesto del diritto dei marchi e avuto riguardo alla giurisprudenza della Corte, la nozione di forma andrebbe intesa “generalmente nel senso che designa un insieme di linee o di contorni che delimita il prodotto in questione nello spazio” (C-163/16,12/06/2018, LOUBOUTIN). Si tratta, evidentemente, di una formulazione estremamente generica, che non si riscatta nella sua riferibilità specifica al prodotto.

In realtà, la ricerca di un consenso generalizzato sul concetto di cosa debba intendersi per forma risulta estremamente ardua, come attesta la pluralità di definizioni che vengono proposte. È noto del resto che anche a livello meramente lessicale la difficoltà di ricomprendere sotto quel termine significati univoci, in Italiano, come nelle altre lingue europee.

Naturalmente molto dipende dall’area di pertinenza conoscitiva di volta in volta considerata. Per i linguisti la forma attiene alla struttura di un testo, mentre in botanica si riferisce a organismi presentanti caratteristiche occasionali dovute all'ambiente. La forma in metrica si rapporta alla disposizione delle sillabe e degli accenti nel verso, dei versi e delle rime nelle strofe, delle strofe nel poema. Altri significati particolari assume nello strutturalismo in antropologia (LEVI-STRAUSS, 1972) e nella semiotica (BARTHES, 2002). Nell’arte la forma assume valenza specifica che merita un discorso a parte. In diritto la forma è il modo in cui si manifesta la volontà negoziale, mentre per forma musicale si intende lo schema in cui si articola una data composizione e che ne riflette le suddivisioni, la successione e lo sviluppo e dei  temi, la struttura ritmica e armonica. Nell’architettura è ordine ed armonia (ALBERTI, 1450).

Più complesso il discorso, ma anche più pertinente, in psicologia e filosofia.

La Proprietà intellettuale é riconducibile, come disciplina speciale, all’interno delle scienze giuridiche e l'idea della forma vi è costantemente presente. Al di là delle articolazioni che essa presenta in occasione dei vari istituti di volta in volta considerati (marchi, brevetti, design, copyright, invenzioni, e via dicendo), si tratta di estrapolare quindi, attraverso un processo di astrazione, un archetipo concettuale che possa costituire la base di partenza per la costruzione di un primo modello interpretativo del diritto dei marchi. Tenendo presente questo quadro di riferimento e la moderna concezione del marchio inteso essenzialmente come sistema di mediazione comunicativa tra impresa e collettività, la manifestazione della forma che qui viene in esame è quella percepita visivamente, risultando la più idonea e congrua al perseguimento di quell’obbiettivo, anche se altre modalità percettive, come quelle olfattive e auditive hanno un ruolo non trascurabile.

Preme peraltro sottolineare che la forma nella P.I. è il risultato di un processo della creatività, qualificato da originalità, novità e diversità rispetto al noto. Un riferimento espresso in tal senso si trova ad esempio nel marchio, quanto alla diversità/distintività.  Può quindi assumersi che nella P.I. per forma si intenda la rappresentazione espressiva, giuridicamente rilevante, risultata da un procedimento creativo caratterizzato dalla identità, novità, diversità, utilità e riconoscibilità, il che si attaglia perfettamente anche al diritto di marchio.

La forma applicata al prodotto – presa in considerazione nella sentenza – costituisce, infatti, nient'altro che una declinazione applicativa del concetto di forma appena delineato.

L'insufficiente valutazione di questo concetto spiega la confusa e oscura motivazione della sentenza al § 40: “se è pur vero che, nel procedimento principale, il segno in questione rappresenta forme costituite dai contorni esterni dei disegni rappresentanti, in modo stilizzato, parti di carte geografiche, è parimenti vero che, oltre a tali forme, detto segno contiene elementi decorativi che si trovano tanto all’interno quanto all’esterno dei contorni stessi”.

Il fatto è che la sentenza non ha ritenuto che un segno consistente in motivi bidimensionali decorativi possa confondersi con la forma del prodotto, quando il  segno sia apposto su prodotti, quali stoffa o carta, la cui forma si differenzi dai motivi decorativi medesimi (§ 42). Con la conseguenza che in questo caso non può parlarsi di segno costituito esclusivamente dalla forma del prodotto.

In buona sostanza, la forma del marchio non é la forma del prodotto.

Ma questo lo sapevamo già.

 

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