1 maggio 2018

Messi, troppo forte

E’ il giocatore di calcio più pagato al mondo e i suoi business evidentemente li sa fare (a parte qualche incidente di percorso con il fisco spagnolo). Non sorprende allora che già nel 2011 si sia registrato il suo bel marchio per l’abbigliamento, e dintorni. Eccolo qui:

E’ successo però che una azienda spagnola lo ha impugnato, vantando un marchio anteriore MASSI, più o meno per gli stessi prodotti.

L’EUIPO le ha dato ragione ritenendo i marchi confondibili. Messi non c’è stato ed è ricorso al Tribunale Generale che, invece ha ritenuto il contrario ( T-554/14, 26/04/2018). Il Tribunale, infatti, ha bocciato la decisione dell’EUIPO che aveva negato la notorietà di Lionel MESSI fuori del modo del calcio. La sentenza merita un breve commento sia per quanto riguarda l’incredibile errore dell’Ufficio di Alicante, sia per il pieno riconoscimento della notorietà di un personaggio famoso.

La decisione dell’EUIPO è deprecabile per la manifesta distanza dal mondo del reale. Applicando pedissequamente gli ormai stantii criteri comparativi del confronto visuale, fonetico e concettuale è, infatti, pervenuta a dire che “concettualmente, i termini MASSI e MESSI sono privi di significato in diverse lingue, per cui non verrà attribuito loro dal consumatore medio alcun contenuto concettuale chiaro” (sentenza § 27).

MESSI come il Carneade di manzoniana memoria, ‘Carneade chi era costui? Vogliamo scherzare, ma, per fortuna, Il Tribunale ha messo una pezza su questa sciocchezza: MESSI è ormai un personaggio pubblico e famoso in tutto il mondo, ben oltre i confini stretti del gioco del calcio, come pretenderebbe la decisione ricorsa. Con una lezioncina di elementare buon senso, il Tribunale ricorda che anche un consumatore di media attenzione e diligenza (che compra un paio di calzini o una t-shirt, aggiungo io) “leggono i giornali, vedono le informazioni alla televisione, vanno al cinema o ascoltano la radio, dove si vede o si parla di lui continuamente” (§ 52). Non senza ironia, il Tribunale nota che, in ipotesi, anche se uno non sa quanti titoli ha vinto o che è il capitano della nazionale argentina,” è poco probabile che non abbia mai sentito parlare di MESSI” (§54).

Questo per rimanere ai fatti. Ma sono interessanti le conclusioni che posso trarsi da questa vicenda in termini strettamente giuridici.

Innanzi tutto, l’analisi del componente figurativo nel marchio complesso di cui parliamo, dimentica la regola percettiva della ridondanza (cfr. sentenza LIMONCELLO), in base alla quale la lettera ‘M’, stilizzata, non fa altro che ribadire e rinforzare la distintività del patronimico Messi, che già di per sé – in quanto tale – gode di un supplemento di distintività.

In secondo luogo, il Tribunale ribadisce chiaramente che “la rinomanza del nome Messi, in quanto nome di famiglia del giocatore di football mondialmente celebre    e personaggio pubblico, 14 (NB; come INRNET o WIKIPEDIA) (§ 61). Ne consegue che in tali casi il titolare della registrazione è esente dall’onere della prova, come ho avuto modo di affermare in diverse occasioni in sede di procedimenti di opposizione, in particolare per il segno verbale GUCCI e il segno figurativo del giocatore di POLO.

L’aspetto più interessante, tuttavia, è quello che nasce dalle scienze cognitive e che riguarda immediatamente il giudizio giuridico sulla confondibilità tra i segni e che la sentenza in commento affronta solo indirettamente (§ 75), citando, tra l’altro il caso PICASSO (T‑185/02, 22/06/2004, PICASSO/PICARO), di cui ho avuto la ventura di esserne lo stimolante provocatore al tempo dei miei trascorsi alicantini. Le evidenze scientifiche, invero, confermano che l’eccesso di notorietà legato a un segno (un nome, un personaggio o anche un segno figurativo come quello celebre della Coca-cola) agisce come un super-stimolo nell’attenzione e nella memoria del consumatore, al punto da inibire la ritenzione di qualsiasi altra rappresentazione che non ne sia l’identica riproduzione (da ultimo, P.LEGRENZI, C.UMILTA’, Una cosa alla volta, 2018). Se volete, è un effetto perverso dell’eccesso della notorietà del segno, ma – in parole povere e per restare all’esempio – chi confonderebbe oggi Coca-cola con Cochi-cola o Cola-Coca?

Insomma, Leo Messi è talmente forte che nessuno potrebbe mai confonderlo con, mettiamo il caso, Leonardo Messi, ala sinistra della scafatese. Chiaro, no?

 

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