30 luglio 2018

Attenzione: più attenzione

Ne ho viste di cotte e di crude, da quando ho avuto l’incauta leggerezza di accogliere l’invito dell’UIBM a dar loro una mano come esaminatore nelle opposizioni. Il che è comprensibile, perché all’inizio Avvocati e Consulenti hanno pensato bene di applicare – mutatis mutandis – la loro esperienza derivante dal sistema opposizioni nel marchio comunitario. 

Così, si è fatta una bella confusione tra marchi di rinomanza e distintività dei marchi anteriori, motivi di nullità o decadenza e motivi di opposizione, riservati da noi, almeno sin quando non verrà applicata l’ultima Direttiva di armonizzazione sul diritto di marchio, alla competenza giurisdizionale dell’AGO, e non dell’UIBM. Sin dalle prime decisioni, avevo, infatti, avvertito che “l’accertamento della confondibilità va condotto secondo i dettami del diritto nazionale, e non comunitario, ed in particolare del Codice della proprietà Industriale (CPI)” (2013!). Ricordavo in particolare che “il procedimento di opposizione di recente introdotto nel nostro ordinamento costituisce un regime speciale, di natura amministrativa, all’interno della disciplina generale del diritto di marchio con le sue specificità proprie al nostro diritto”,

Tant’è. A distanza di quasi cinque anni (meglio tardi che mai, si usa dire), le cose sono migliorate, ma fino ad un certo punto. Anche la nostra Commissione dei Ricorsi adesso se ne ricorda e con una sentenza (CR   24/10/2017, n.47, ora pubblicata)  pregevole per accuratezza e coraggio, ne fa applicazione  alle modalità con cui ancor oggi alcune opposizioni vengono presentate. La motivazione della sentenza è chiarissima e merita di essere qui trascritta:

A differenza del sistema EUIPO, dove ... la presentazione del ricorso è seguita - nei 4 mesi successivi - dal deposito di una memoria scritta contenente i motivi (statement of grounds), la procedura nazionale da ricorso segue i principi del "giusto processo" che impongono osservanza di un paradigma di autosufficienza del mezzo impugnatorio con articolazione di motivi specifici e deduzioni immediatamente comprensibili alla controparte.

Il ricorso - insomma - deve essere connotato di completezza ab origine per cui, ai fini della sua ammissibilità, deve esporre i dati di fatto e gli elementi in diritto che sono posti a base delle richieste veicolate con l'atto introduttivo, oltre che le critiche al provvedimento dell'UIBM di cui si chiede, in tutto o in parte, la riforma, non bastando l'allegazione dell'atto e l'insoddisfazione del suo contenuto senza la contemporanea esposizione delle ragioni della sua affermata inadeguatezza giuridica.”

Nel caso di specie, l’opponente nell’atto di opposizione si era limitato a invocare l'art.2, comma 1, lettera d) CPI per sussistenza di rischio di confusione stante la somiglianza tra i segni e l'affinità dei prodotti, elencando una serie di asserzioni contestate per insufficienza, contraddittorietà, erroneità delle affermazioni ivi contenute, senza alcuna specifica esposizione di fatti e considerazioni in diritto onde fornire gli elementi necessari e sufficienti ad identificare il petitum e la causa petendi della domanda, rinviando ad una successiva memoria integrativa.  

Pertanto, si legge nella sentenza, “la mera enunciazione di sommari mezzi di doglianza, da esplicitare nel prosieguo del procedimento, impedisce la comprensione chiara ed analitica del contenuto delle doglianze, né consente alla controparte, e alla stessa Commissione, nei tempi stabiliti dalla logica del processo, di apprendere i fatti posti a base delle deduzioni del ricorrente, nonché le norme e i principi di cui si lamenta la violazione, precludendo all' avversario di svolgere compiutamente la propria attività difensiva e al giudice di definire il thema decidendum.”

Di conseguenza, l’enunciazione e sviluppo argomentativo dei motivi in una successiva memoria integrativa (che non poteva dirsi ‘illustrativa’), tanto più se presentata avanti alla Commissione dei ricorsi, non era dunque “tale da eliminare la genericità e l'indeterminatezza del ricorso introduttivo, in quanto intempestiva e perciò inidonea a "sanare" un vizio originario e connaturato alla forma propria dell'atto introduttivo.” Con tanto di dichiarazione d’inammissibilità e rigetto del ricorso, e scusate se è poco.

Certo, occorre avvertire che molto dipende dal caso in esame e da come viene formulato il modulo UIBM  quanto alla spiegazione dei “motivi”. Ma la marcata diversità tra il sistema comunitario e quello nazionale esprime un vero e proprio

per la redazione del ricorso introduttivo e la costruzione dell’opposizione, in cui la sintesi dei motivi di opposizione non deve andare a scapito della loro piena comprensione, resistendo alla tentazione di seguire formule standard e rinvii stereotipati, senza per questo anticipare e ripetere in dettaglio il contenuto della memoria integrativa, o comunque la vogliamo chiamare.

 

_______________________________________________________________

Commenta e segui la discussione su