19 novembre 2018

Se anche le scimmie si fanno un selfie: quid juris?

Pare che una scimmia (macaco), di nome NARUTO, del parco nazionale di North Sulawesi (Indonesia) abbia azionato l’autoscatto della macchina del fotografo David Slater, posizionata su cavalletto per inquadrare un determinato scorcio, un vero e proprio selfie, insomma.

Eccolo qui:

Non abbiamo notizie se la foto sia stata messa in rete dall’intraprendente macaco, ma la singolarità dell’accaduto – riportato nella giurisprudenza statunitense – ha attratto l’attenzione della Prof. Roberta MONGILLO che ha appena pubblicato un pregevole lavoro in tema di diritto sulla fotografia (Proprietà intellettuale ed opera fotografica, in Quaderni della Rivista di Diritto dell’impresa, 2018).

Ricorda, infatti, l’Autrice che l’individuazione dei diritti spettanti all’autore di una fotografia, sotto il profilo della normativa sul Diritto d’autore, dipende dalla qualificazione dello scatto come mera fotografia o come opera fotografica.  

Ciò detto, anche se viene individuata una fotografia pienamente tutelata, perché dotata di apporto creativo, può risultare critico determinare il  soggetto al quale riconoscere i relativi diritti di proprietà intellettuale, come nel caso di scatti automatici o casuali, o magari realizzati da...animali.

Per l’attribuzione a un soggetto determinato di uno scatto automatico si considera rilevante la presenza o meno di attività preparatoria da parte del fotografo, per verificare quanto abbia inciso nella realizzazione del risultato. In altre parole – osserva la Prof. MONGILLO – le scelte effettuate dal fotografo potrebbero risultare determinanti, benché questi non abbia materialmente eseguito lo scatto; ma quid juris se lo scatto venga poi eseguito da un animale per fatti suoi?

La inconsueta situazione riportata, ha dato origine a un ricorso presentato da un’associazione animalista in ordine all’attribuzione del copyright sulla foto, arrivato dinanzi alla Corte del distretto settentrionale della California (N.D. Cal., January 28, 2016, Naruto et al. v. Slater et al., no. 15-CV-04324). La PETA (acronimo di People for the Ethical Treatment of Animals) ha infatti intentato una causa per la difesa dei diritti del macaco. In primo grado le istanze dell’associazione sono state respinte ed è stato presentato un ulteriore ricorso, ma la vicenda si è chiusa con un accordo tra le parti.

Slater, il fotografo, ha accettato, infatti, di donare il 25 percento dei futuri guadagni derivanti dall’utilizzazione della fotografia controversa ad associazioni che proteggono i macachi ed alla riserva naturale nella quale vive Naruto, a fronte della rinuncia al ricorso.

Non potremo quindi sapere quale sarebbe stata la decisione del Tribunale statunitense, ma mi pare di rilevare una palese violazione del diritto de contraddittorio, visto che NARUTO – litisconsorte necessario – non ha partecipato al giudizio. Seriamente, va detto che in diritto la soggettività non è affatto limitata all’essere umano (imprese, associazioni, club e comunità etc.).

Nel merito, se si continua a parlare di ‘intelligenza artificiale’ – che personalmente considero una autentica bufala – non vedo perché non si dovrebbe riconoscere ad una scimmia (a prescindere da supposte discendenze) una sua capacità creativa, seppure limitata rispetto a quella degli umani, dei quali – si badi – il DLA non fa mai menzione.

Possiamo davvero escludere che l’autoscatto non sia stato, invece che un gesto incontrollato e casuale di NARUTO, una sua scelta cosciente (parlando scimmiescamente, naturalmente), e direi non priva di senso dell’humor, nell’imitare gli umani visitatori del parco che lo avranno sommerso di migliaia di selfie?

Chissà cosa ne penserebbe un certo Signor Charles DARWIN che sul comportamento imitativo degli animali ci ha costruito su una bella teoria.

 

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