22 marzo 2019

Design e territorio

Sono pochi i casi che hanno riguardato nella nostra giurisprudenza il rapporto diretto tra il design e il territorio. Ricordo a fatica una controversia relativa alla protezione sotto il profilo del diritto d’autore dell’immagine dell’arena di Verona espressa in un’icona rappresentativa della città e un altra sulla confondibilità come marchio dell’immagine del Colosseo a Roma, a simbolo della città eterna.

Eppure il concetto di territorio è tutt’altro che estraneo alla Proprietà Intellettuale. Basti pensare alla tutela delle indicazioni e denominazioni geografiche, da tempo consolidate nelle convenzioni internazionali, alla loro incidenza nella registrabilità del marchio, alle invenzioni delle varietà vegetali.

Certo il territorio, nei riferimenti normativi appena fatti, assume un rilievo tecnico e specifico nell’identificazione di un prodotto come originario da un territorio, o una regione o località caratterizzata per la qualità, reputazione o altro, connesse suo patrimonio tradizionale, culturale ed economico, al suo capitale naturale e umano. In un senso più allargato, vorrei però condividere l’elegante definizione dell’OCED come l’insieme delle esternalità che permettono una maggiore competitività per le imprese e le attività economiche di un determinato territorio.

Collocare la tematica strettamente giuridica dell’istituto del design nella struttura del territorio mi pare, infatti, un’operazione metodologica di specifica contestualizzazione divenuta ormai ineludibile nel presente momento storico, per quanto sia possibile soffermarsi un attimo nel travolgente evolversi del Cambiamento.

Del resto è dal 2004 che ho cominciato a evidenziare la necessità della contestualizzazione prima del marchio, e poi degli altri istituti della P.I., base di legittimazione di un approccio interdisciplinare alla materia. La società dell’informazione digitale, della Click-Community, impone oggi più che mai una ricerca di senso per la P.I, nella sua necessità sempre più cogente di non perdere definitivamente il contatto con la realtà per chiudersi nel ghetto della mera finzione.

In questa prospettiva, l’aggancio al territorio costituisce sicuramente un primo parametro di credibilità ed affidabilità per la P.I. In proposito è interessante notare come le Istituzioni della conoscenza più accreditate, le Università, vadano in questa direzione.

Di recente la prestigiosa Università IUAV di Venezia ha pubblicato uno studio tagliato sulla regione del Veneto (Design, università, imprese e territorio, Discendo Agitur ed., Roma, 2019), partendo dalla premessa che “the contemporary situation requires  business, institutions, centres of culture, research and education to drastically shift their perspectives”. In particolare, il design risulta producente quando vive un interfaccia e scambio con i soggetti all’interno e all’esterno del territorio, tra l’offerta e la domanda dei beni e servizi.

Non si tratta solo dell’estetica e dell’apparenza formale, ma della concretezza delle strategie d’impresa che ad esse sottendono, secondo un processo circolare che coinvolgono i diversi attori della scena  ed aree di competenza che il designer deve affrontare in chiave interdisciplinare.

Anche il design, in conclusione, va ripensato e questo è un modello tentativamente proposto a partire dalla disciplina giuridica:                                        

© S.Sandri

Nella disciplina giuridica del design l’accertamento della condizione  della novità  passa attraverso la valutazione delle prove documentali delle anteriorità. L’accertamento del carattere individuale è invece mediato dall’utilizzatore informato e dalla sua impressione generale indotta dallo stato delle conoscenze.

L’impressione è certo suscitata anche dalle evidenze documentali, ma prevale l’aspetto soggettivo che, con estrema fatica, la giurisprudenza sta cercando di obbiettivizzare attraverso l’identificazione di un parametro medio d riferimento, che sia un minimo attendibile. Nella visione multidisciplinare di un contesto allargato, come quello suggerito dal rapporto col territorio,  la formazione dell’impressione trova più solide basi di riferimento, contestualizzando realisticamente il design.

E’ un primo modo di ripensare la Proprietà Intellettuale: osservare, contestualizzare, accertare e valutare.

 

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