10 dicembre 2019

Si allargano i confini

La sentenza T-380/18, 7 Novembre 2019, Laboratorios Indas Vs. Intas Pharmaceuticals, è stata presentata in SPRINT, (Conflitto tra marchi nel settore sanitario: i fattori da prendere in considerazione per valutare l’effettività dell’uso di un marchio UE) il 12 novembre scorso, ma merita un breve commento che emerge dall’attenta lettura dei suoi 160 paragrafi (sic!).

 

La sentenza ha confermato la decisione della 4a Commissione dell’EUIPO, con cui è stata accolta l’opposizione contro il marchio INTAS, sulla base dell’anteriorità del marchio INDAS, di cui era stato comprovato l’’uso genuino. I prodotti presi in considerazione dal Tribunale erano quelli della rientranti Classe 5: "medicinali per uso umano o veterinario soggetti a prescrizione medica per somministrazione parenterale, enterale, rettale, sublinguale o orale; medicinali per uso umano o veterinario soggetti a prescrizione medica per somministrazione endovenosa o orale; medicinali per uso umano o veterinario soggetti a prescrizione medica per applicazione topica"; e nella Classe 10: "Apparecchi e strumenti per iniezione medica o veterinaria; siringhe mediche o veterinarie; siringhe preriempite con medicinali soggetti a prescrizione medica".

La Commissione di ricorso ha constatato che il pubblico di riferimento era composto sia dal pubblico generale, sia dai professionisti del settore.

Il Tribunale ha compiuto una attenta ed esaustiva analisi dei criteri giurisprudenziali consolidati in tema di accertamento dei requisiti della genuinità dell’uso e in particolare, della sua delimitazione territoriale. Ma sono le osservazioni in tema del conflitto tra marchi nel settore sanitario quelle che hanno attratto la mia attenzione.

Tutti ricordiamo l’ampio dibattito che nel corso degli anni si è svolto a proposito della distinzione tra medicinali o farmaci ("ogni sostanza o associazione di sostanze presentata come avente proprietà curative o profilattiche delle malattie umane", Ministero della Sanità) su prescrizione medica obbligatoria rispetto ai medicinali da banco o liberamente acquistabili dal consumatore finale. Il focus della discussione, come noto, si è accentrato sulla corretta identificazione del consumatore interessato e del suo livello di attenzione.

Sembrerebbe ora che il Tribunale abbia superato qualsiasi distinzione in proposito. In primo luogo viene più volte ribadito che anche per i farmaci (NB: oggi si preferisce il sinonimo medicinali) su prescrizione il pubblico da prendere in considerazione è non solo quello dei professionisti – medici, intermediari e sanitari –  ma anche quello dei consumatori finali.

Il criterio del doppio target può essere discutibile e non ha il conforto delle regole della percezione che confliggono con l’esclusività dell’impressione delle recettore del messaggio – come ho avuto più volte modo di denunciare – ma è un fatto che la giurisprudenza comunitaria si è ormai standardizzata sul punto, con la conseguenza in questo caso che il pubblico di riferimento finisce per essere quello dell’end user, alla cui attenzione occorre fare riferimento, come da recente chiarimento del TGUE.

Assume, infatti, la sentenza che “l'obbligo di disporre di un ordine di acquisto prescrizione dei prodotti designati dal marchio richiesto non esclude che lo stesso consumatore possa acquistare, senza prescrizione medica, prodotti coperti dai marchi anteriori” (§ 115). Ma come? vorrei dire.

In secondo luogo, viene più volte affermato che il criterio discretivo per accertare l’identità, o somiglianza, dei prodotti nell’area sanitaria, è rappresentato dalla loro destinazione o inclusione all’area della salute. Di conseguenza “i prodotti della classe 5 coperti dal marchio richiesto e il «materiale di medicazione» coperto dal marchio nazionale anteriore hanno lo stesso scopo in quanto rientrano essenzialmente nella sfera della salute. (§ 139).

Aggiunge il Tribunale che i prodotti destinati ad uso medico o veterinario possono essere utilizzati per la cura dell'uomo o degli animali. “Sono quindi tutti nel campo della salute“ (§ 145).

Il Tribunale ha poi confermato la decisione dell’EUIPO nel constatare che tutti i prodotti coperti dai marchi in conflitto rientravano nell'ambito della salute (§ 154).

Concorrono naturalmente nell’accertamento della confondibilità anche i criteri dell’identità dei canali di distribuzione, del pubblico di riferimento, della natura e somiglianza dei prodotti, della loro complementarietà. Ciò non toglie che nella decisione in esame il criterio della salute appare dominante e momento costante di riferimento motivazionale.

Questa evoluzione e semplificazione trova evidentemente anche fondamento nell’elevato livello di questo parametro, che trova protezione e riconoscimento in tutte le costituzioni europee (da noi nell’art 22 della Costituzione).

Mi sembra un chiarimento decisamente importante, se ho capito bene, cui fare riferimento nei giudizi di comparazione tra i medicinali nella prospettiva dell’accertamento della confondibilità tra segni, nell’area della salute.

 

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