2 dicembre 2014

C’è cubo e cubo

Per una singolare coincidenza, l’immagine del cubo viene alla ribalta della giurisprudenza sul marchio in due casi contemporanei.

Con sentenza T-450/09, 25 novembre 2014, Simba Toys GmbH & Co. KG/Seven Towns Ltd,  il Tribunale Generale, dopo una lunga vicenda partita da una domanda di marchio presentata il 1 aprile 1966, ha finalmente riconosciuto la registrabilità del marchio di forme costituito dal famoso cubo di KUBRIK per contraddistinguere puzzle 3D, superando una serie di obbiezioni, specie relative alla novità, descrittività e funzionalità del segno.

Tra gli argomenti ricorrenti il Tribunale ammette che il marchio 3D non può essere trattato diversamente dagli altri, ma insiste nell’affermare che la percezione del consumatore sarebbe diversa, perché questi non avrebbe l’abitudine di identificare l’origine dei prodotti attraverso la loro rappresentazione tridimensionale.

Le scienze cognitive insegnano tutt’altra cosa e la percezione – se conosciuta nelle sue dinamiche – può invece essere d’aiuto al diritto, come dimostra la decisione d’opposizione n. 33/2012, in corso di pubblicazione, di cui mi è capitato di essere l’estensore, in cui riprendo l’immagine del cubo di NECKER – altrettanto famosa – qui indicata:

Quale faccia è rivolta verso l'osservatore e quale è dietro al cubo? Chi guarda non può vedere e riconoscere simultaneamente le due diverse interpretazioni nelle figurazioni in questione, ma ne opererà inconsapevolmente una scelta in sucessione. Viene quindi scientificamente comprovata l’inattendibilità di quella parte della giurisprudenza comunitaria che, peraltro confusamente, pretenderebbe di riconoscere, a volte, nei marchi complessi la compresenza di due o più componenti dominanti/distintivi e memorabili.

Insomma, si tratta di vedere …da che parte si guarda il cubo.

 


Prof. Avv. Stefano Sandri