18 dicembre 2014

Qual è il limite minimo della distintività?

Nei procedimenti di opposizione marchi ricorre spesso l’obiezione mossa all’opponente della nullità per descrittività o genericità del suo diritto anteriore.

Naturalmente l’eccezione è irricevibile perché non può proporsi in un procedimento amministrativo un accertamento, quello appunto sulla nullità, che è riservato invece all’AGO.

E’ vero però che in quel procedimento di confondibilità tra i marchi occorre tener presente tutte le varie circostanze, tra cui in primo luogo il grado di distintività del marchio anteriore. Ma fino a che punto può parlarsi di distintività?

Risponde ora la sentenza della TGUE T-10/09 RENV dell'11 dicembre scorso, già pubblicata in questo sito, a seguito del rinvio della sentenza della Corte di Giustizia C 196/11 P, secondo la quale “non si può riconoscere che il segno F1 sia generico, descrittivo o privo di qualsiasi carattere distintivo”, come aveva asserito la decisione impugnata della Commissione di ricorso dell’UAMI, perché questo equivarrebbe a dichiararne la nullità.

Il Tribunale si è attenuto a questo principio, considerando il segno dotato solo di “uno scarso carattere distintivo” (punto 48) e ritenendolo confondibile con il marchio opposto.

La procedura è salva. Resta da vedere poi se i due segni qui sotto rappresentati

siano effettivamente confondibili, il che potrebbe essere opinabile.

 


Prof. Avv. Stefano Sandri