15 gennaio 2015

La clausola di riparazione arriva alla Corte di giustizia

Nel mio articolo “Clausola di riparazione e cerchioni di autoveicoli” (Il Dir. Ind. 01/2014*) di un anno fà, avevo previsto (Profili di pregiudizialità in Corte di Giustizia) che “Non è da escludersi che in una delle numerose sedi del contenzioso la questione possa essere portata all’attenzione della CdG”. Alcuni paesi Membri, come la Germania e la Francia, non hanno infatti ancora introdotto una norma interna corrispondente alla repair clause, come è accaduto da noi (art.241 CPI), in base alla quale il diritto di un titolare di un design non può opporlo ad un terzo ricambista che produce e commercializza una parte (cerchione) di un prodotto complesso (auto), destinata a reintegrarne l’aspetto originario.

In quei paesi, in particolare, in assenza di tale norma eccezionale, si è applicato unicamente il diritto nazionale a tutela piena dell’esclusiva sul design registrato, con la conseguenza che il terzo, pur riproducendo integralmente il prodotto originario ed indicando la sua destinazione ai fini della sostituzione/riparazione rivolta al ripristino dell’aspetto originario del prodotto di cui è parte, viene considerato e perseguito come contraffattore, mentre in Italia la sua attività è considerata del tutto legittima (La sentenza della Corte di Appello di Napoli, commentata nel mio articolo, è diventata definitiva per non interposto ricorso in Cassazione).

La situazione è palesemente paradossale e sembra contraddire l’esigenza ed il principio di garantire un diritto uniforme all’interno della Unione Europea.

Mentre la questione della eventuale rimessione pregiudiziale alla CdG è pendente avanti alla Corte d’appello di Milano e il Tribunale di Roma, il Tribunale di Torino ha bruciato tutti sul tempo – a conferma dell’attualità ed importanza del problema – ed ha trasmesso gli atti in data 11 novembre scorso alla CdG (C-500/14, caso Ford) ponendo tra l’altro, il seguente quesito (il testo italiano non è ancora disponibile), tratto da MARQUES, con una presentazione di Hennig Hartig (Studio Bardehle- Pagenberg):

(b) Is the repair clause set out in Article 14 of Directive 98/71 and Article 110 of Regulation (EC) No 6/2002 to be interpreted as constituting a subjective right for third-party producers of replacement parts and accessories and, if so, does that subjective right include the right for such third parties to use the trademark registered by another party in respect of replacement parts and accessories, by way of derogation from the rules laid down in Regulation No 207/2009 and Directive (EC) 89/104 and, therefore, when the proprietor of the trademark also applies the distinctive sign in question to a replacement part or accessory intended to be mounted on the complex product in such a way that it is externally visible and thus contributes to the external appearance of the complex product.

Staremo a vedere, a cominciare dalla opinione dell’Avv. Generale. Nel frattempo, oneste imprese, che  esercitano allo stato un loro diritto, rischiano di andare a gambe all’aria, vittime della aggressione delle azioni concertate dei fabbricanti tedeschi di autoveicoli che chiudono loro l’accesso ai mercati che controllano e che si oppongono con le loro potentissime lobbies alla modifica della prossima Direttiva di armonizzazione, nonostante la proposta del Consiglio dei Ministri e il parere favorevole del Comitato economico sociale rivolta a rendere generalmente applicabile la clausola di riparazione.

 

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