28 gennaio 2015

Perché no?

Il Why not approach è un mio metodo, o forse un mio modo di dire, che propongo spesso nel solving problems della PI.. Mi è capitato in questi giorni di incontrarmi con una sua singolare applicazione.

All’esame finale degli IP experts che abbiamo formato per l’ICE, un brillantissimo candidato ha detto di stare ancora a spasso.

Al mio ‘come mai’, ha replicato di star tranquillo perchè aveva le spalle coperte (azienda di famiglia). ‘Beh – ho replicato –non te ne approfittare troppo’. ‘Perchè no?’, mi ha risposto.

Su questa risposta probabilmente Umberto Galimberti ci scriverebbe un saggio filosofico e De Masi un bel pezzo di sociologia. Io vorrei solo cercare di capire cosa c’è dietro, visto che cerco sempre di dare una mano ai ragazzi che si appassionano alla PI per farli entrare nel mondo del lavoro.

Se il perché no sta a significare che intendi sfruttare nome, conoscenze, potere per far carriera, non ci sto, perché se pensi di farlo con la tua famiglia, lo farai sempre anche con tutti gli altri che ti capitano. E’ una ingenuità, una visione irrealistica al giorno d’oggi, una ipocrisia morale?

Se invece si vuol dire che è comprensibile e legittimo e anche morale disporre utilmente delle conoscenze ed opportunità che tuo padre si è costruito onestamente nel corso degli anni e ha cercato di trasmetterti, si dice altra cosa, ma accettabile: che il mondo non dà a tutti pari opportunità ed è fatalmente diseguale.

Ma quella diseguaglianza non è irrimediabile: dipende solo dai ragazzi farsi arbitri del proprio destino, basta che cerchino la via da soli.

Insomma: in barca si possono avere tanti aiuti, ma alla fine quello che conta è chi sta alla barra del timone.

 

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