17 febbraio 2015

La coerenza come componente della distintività del segno

Una bella iniziativa per sostenere concretamente il Mali nelle sue spaventose necessità è contraddistinta dal segno qui rappresentato:

Il segno, a prescindere dalla registrazione o meno come marchio, è certamente protetto dall’art.8,3 del Codice della Proprietà industriale, ciò che presuppone evidentemente una sua capacità distintiva, ed è su questo aspetto che vorrei soffermarmi.

Siamo abituati, parlando di distintività dei segni, a ricorrere ai consueti standard giuridici, spesso ripetitivi e piuttosto astratti. Penso sempre, invece, che non bisognerebbe mai dimenticarsi di come il segno viene visto dagli interessati e quali reazioni può generare.

Se osserviamo quanto raffigurato mi sentirei di dire che rappresenta una perfetta applicazione delle regole della percezione e mostra una coerenza, davvero sorprendente, con il messaggio che intende trasmettere.

Cominciamo col dire che riguarda ovviamente il Mali: evidente in tal senso il riferimento verbale nella parte superiore dell’immagine (N.B.: quella che visualmente scorriamo per prima e che ha una posizione dominante, e quindi più incisiva).

Ma il richiamo è tutt’altro che banale, non tanto per la grafica – che rimanda alla spontaneità della gestualità manuale e accattivante di un bambino – ma per il gioco di parole MENOMALI, che suona palesemente come MENO MALE.

Un gioco, ma simpatico, quello che serve per attrarre l’attenzione e, cosa ancor più importante, per ben predisporre il lettore all’accoglienza del messaggio (quanto di più importante, come sanno gli uomini del marketing).

Ma c’è di più: la regione africana del Mali occupa tutto il fondo dell’immagine, riproducendone il colore fondamentale della sabbia, sotto un sole (implacabile?) che si impone sul cielo rosso (di un tramonto? non so, ma quello che noto è lo stacco cromatico violentissimo).

L’immagine taglia in due lo spazio: quello sopra, la speranza, in cui gli esili rami si protendono sempre più radi, e quello sotto, terraneo, con chiare raffigurazioni simboliche della cultura e dell’identità del Paese; le abitazioni e gli alberi, con un accenno di mare.

Tutto bene, tutto bello per il Mali? Niente affatto, c’è miseria, sofferenza. Osservate come il segno sia povero, i rami alti sembrano secchi, allusivi della atavica siccità (e del piano di recupero dell’acqua oggetto della missione della meritoria associazione), le case distorte e l’albero spoglio.

Insomma, in questo segno c’è tutto, ma proprio tutto quello che il messaggio intende trasmettere. La coerenza si converte in una essenziale ed armonica identità compositiva, di forte attrazione e memorabile impatto.

Più distintiva di così!.

PS. Il mio esercizietto non soddisfa solo le mie vanità pittoriche, ma intende suggerire argomenti e metodi ai giuristi nel ricercare vie diverse di valutazione nei giudizi di confondibilità tra i marchi.

 

_______________________________________________________________
Commenta e segui la discussione su