12 marzo 2015

Marchi e segni eccessivamente semplici (con il permesso di KANDISKY)

La decisione R 1993/2014-2 della Seconda Commissione di ricorso dell’UAMI ha affrontato da ultimo il problema della registrabilità come marchio del segno qui riprodotto:

per apparecchi e servizi di rilevazione e controllo medicali, pervenendo - in disaccordo con l’esaminatore - ad una risposta affermativa.

La CR ha ricordato l’orientamento giurisprudenziale comunitario che nega la registrabilità ai segni “eccessivamente semplici”, quali quelli rappresentati da linee o figure geometriche di base. In principio, tali segni non sono capaci di trasmettere “un messaggio che possa essere percepito dai consumatori come un marchio”.

Nel caso di specie, il consumatore è in generale un professionista di alta attenzione e non può negarsi che la linea ondulata possegga un minimo di distintività, considerato anche che non risulta sia nel settore considerato così comune. E poi non occorre che il marchio sia particolarmente originale. La decisione è quindi condivisibile.

Quanto ai segni “eccessivamente semplici” non sembra che il Tribunale non sarebbe pervenuta ad una conclusione positiva per questo segno:

tenendosi però presente che si applicava al settore dell’abbigliamento in cui queste o analoghe linee sono molto presenti (basti pensare ai marchi di posizionamento sul fondo o le tasche dei blu jeans). Il condizionale è d’obbligo perché il Tribunale non ha esaminato nel merito la questione (art. 7, 1, b RMC), avendo deciso per la inesistenza di una prova idonea a sostenere l’acquisizione della distintività per l’uso acquisito successivamente (art. 7, 3 RMC).

La questione delle forme geometriche peraltro non è invece così semplice. Le scienze cognitive attribuiscono questa qualificazione solo alle forme geneticamente presenti nell’essere umano, e quindi il cerchio, il triangolo ed il quadrato (una ampia letteratura ne spiega il perché).  Queste due figure, ad esempio, sono state invece incluse accanto alla ricordata triade, con la conseguenza che è stato negato loro la protezione come marchio:


da T 263/11, 6 febbraio 2013, Carsten Bopp/UAMI (esagono) e T 304/05, 12 settembre 2007,  Cain Cellars, Inc., (pentagono), rispettivamente.

Ma che dire della sentenza T 159/10, 13 avril 2011, Société Air France / OHMI che ha “visto” un parallelogramma in questo segno, bocciandolo?

Quanto all’UIBM, il problema non si è ancora posto espressamente, ma posso ricordare che nella opposizione n. 309/2011 e 335/2011, n. 12/2014, questo segno:

(la scritta all’interno dice: VIRGINIA VON ZU FURSTENBERG)

l’esaminatore ha descritto l’elemento figurativo come “costituito da una forma banale di due linee leggermente stilizzate che si intersecano come meramente decorativo, ed avrà quindi un impatto molto debole  in sede di valutazione del rischio di confusione“.

Chissà che cosa ne avrebbe pensato Kandisky (Punto, Linea e superficie, 1926).

Da questi precedenti mi pare di rilevare che nella giurisprudenza comunitaria si tenda a confondere due aspetti distinti: da un lato, l’idoneità di un qualsiasi segno a funzionare come marchio (art. 4, RMC); dall’atro, dopo che hai dato una risposta positiva a questo accertamento, se il segno, come marchio, possegga un minimo di capacità distintiva (art. 7, 1, b) RMC). La prima è una questione ontologica (fenomenologica), la seconda giuridica.

Per orientarsi giuridicamente sull’intera faccenda, mi permetterei quindi di seguire questa regola: ”Il carattere distintivo del marchio deve essere accertato esclusivamente in relazione ai prodotti per i quali è richiesto ed alla sua percezione da parte del pubblico rilevante”.

 

_______________________________________________________________
Commenta e segui la discussione su