3 dicembre 2015

Già lo sapevamo: le auto sono sempre più eguali tra loro, ma…

La riconoscete? E’ la ‘Range Rover Evoque’, e se la riconoscete vuol dire che la distinguete da tutte le altre crossover che stanno in giro.

Ma a Lussemburgo pare che la pensino diversamente.

Il Tribunale Generale (T-629/14, 25 novembre 2015, Jaguar Land Rover Ltd/UAMI) ha infatti confermato la valutazione dell’UAMI, secondo la quale  “solo un marchio che si distacca significativamente dalla norma o gli usi del settore, e assolve quindi la sua funzione essenziale di indicatore d’origine, non è privo di qualsiasi carattere distintivo ai fini dell’art. 7(1)(b) RMC” (punto 20).

Naturalmente il carattere distintivo serve a identificare i prodotti contrassegnati dal marchio in quanto provengono da una impresa piuttosto che da un’altra e ad evitare la confusione.

Nella fattispecie, con la domanda di registrazione si era chiesta la tutela della forma dell’autovettura rappresentata, corredando la domanda con cinque disegni esplicativi. Trattandosi di un marchio di forma il Tribunale ha avuto modo di ricordare che la percezione del consumatore può trovare più difficoltà nel valutare la distintività, diversamente da quanto avviene con i marchi tradizionali, per cui “il solo fatto che la forma sia una ‘variante’ della comune forma di quel tipo di prodotto non è sufficiente a stabilire che il marchio non è privo del carattere distintivo“ (punto 21).

Per la verità non si capisce affatto l’asserita consequenzialità della ‘variante’ dalla maggiore difficoltà percettiva dell’acquirente, dando per dimostrato (che si tratti cioè di ‘una variante’) proprio quello che andava dimostrato. A rimuovere ogni dubbio, la sentenza riafferma perentoriamente nelle sue conclusioni che il “marchio in esame… è semplicemente una variazione della forma tipica di un’auto” (sic!) (punto 45).

Con tutto il rispetto per il Tribunale Generale, mi pare che le sue argomentazioni giuridiche siano in palese contraddizione con quanto è sotto gli occhi di tutti, se non con il buon senso.

Certo, per varie ragioni che qui non è il caso di approfondire, le auto di oggigiorno si assomigliano un po’ tutte tra loro, specie nelle tipologie dei vari settori. Ma ben altra cosa è sostenere che gli acquirenti confondono un’auto con un'altra, al punto da ritenere che provengano da uno stesso produttore, perché sarebbero indistinguibili!.

E’ mai verosimile che, a prescindere dal fatto che sia più difficile la sua percezione quando la distintività attenga alla forma di un prodotto (tesi ancora tutta da dimostrare nella società contemporanea), che uno compri un auto del valore di 50,000 euro, o giù di lì, confondendola con un altro modello della categoria o che l’auto in questione presenti semplicemente delle varianti niente affatto determinanti ed essenziali in termini concorrenziali rispetto agli altri modelli sul mercato?

Immagino i commenti dei designers e dei progettisti della Rover, che – oltre tutto – dovrebbero essere licenziati per non aver saputo inventare nulla di nuovo. Seriamente, la lacuna giuridica nella motivazione della sfortunata sentenza in commento, sta – e siamo alle solite – nell’errata, o meglio, disattenta identificazione del pubblico di riferimento e di tutte le circostanze pertinenti e rilevanti che accompagnano le sue scelte d’acquisto.

 

 

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