14 gennaio 2016

No alle minestre riscaldate

Non possono ripetersi sempre gli stessi argomenti.I fatti, piuttosto complicati, considerati nella decisione R 1649/2011-G , del 16 novembre 2015, della Commissione allargata (la cd. Grand Chambre), possono così riassumersi.

Il ricorrente ha chiesto  di registrare un marchio tridimensionale, per i "prodotti delle classi 32 e 33". Lo stesso marchio, per gli stessi prodotti, era stato depositato e registrato come marchio comunitario al n. 3.156.163 ('il marchio comunitario anteriore') a nome del richiedente, il 3 dicembre 2004.

Una domanda di nullità presentata contro questo marchio comunitario e per la sua cancellazione era pendente dinnanzi alla Prima Commissione di ricorso (procedimento R785/2010-1), quando è stata presentata la domanda del marchio richiesto. La Prima commissione di ricorso ha invalidato il “marchio comunitario anteriore” del ricorrente, a causa della sua mancanza di carattere distintivo.

Nel presente caso l'esaminatore ha respinto il marchio richiesto ai sensi dell'articolo 7 (1) (b), RMC ('la decisione impugnata').

L'esaminatore si è riferito alla motivazione della Prima commissione, in cui si dichiarava il  “marchio comunitario anteriore” del richiedente non valido. La ricorrente ha proposto ricorso avverso la decisione impugnata.

La Prima commissione di ricorso ha rinviato la causa alla Grand Chambre a norma dell'articolo 1 (b) (1) RoP-BoA. I procedimenti d'appello sono stati  sospesi in attesa dell'esito del ricorso proposto dalla ricorrente (T-178/11, C-445/13 P), contro la decisione della Prima commissione nel procedimento R785/2010-1 che aveva dichiarato il marchio comunitario anteriore non valido.

Il Tribunale Generale ha respinto il ricorso della ricorrente per l’annullamento della decisione del Commissione di ricorso e la Corte di giustizia ha respinto il ricorso della ricorrente avverso la sentenza del Tribunale in quanto infondato.

La Grand Chambre ha respinto per l’ennesima volta l’opposizione del ricorrente che, tra l’altro, aveva osservato che l’esaminatore nella decisione contestata si era limitato a un cut and paste della motivazione della decisione della Prima Commissione nel procedimento R785/2010-1. Il compito della Chambre è stato evidentemente agevolato dalla evidente mancanza di distintività della forma de quo, qui rappresentata:

Ma è stato proprio quest’ultima osservazione che ha attratto l’attenzione del giudicante, dando allo stesso l’opportunità di svolgere delle considerazioni generali (sotto l’headline “appeal filed against a confirmatory decision”), di notevole implicazioni pratiche.

Innanzi tutto, è inammissibile un’azione di annullamento promossa contro una decisione meramente confermativa di una decisione che non è stata impugnata in termini (punto 16). Il che si applica anche al caso di rideposito di identica domanda di registrazione dello stesso marchio (punto 17). Naturalmente questo presuppone una attenta analisi se nella fattispecie possa parlarsi effettivamente di una decisione confermativa e, quindi, se parti, causa petendi, petitum  siano gli stessi e se non vi sono nuove prove o argomentazioni (punti 19 e 21).

Nella fattispecie non vi sono nuovi fatti o argomenti che non siano già stati esaminati nelle precedenti istanze amministrative e giurisdizionali, compresa la Corte di Giustizia che ha confermato la correttezza della motivazione nella decisione della Prima Commissione, divenuta pertanto definitiva. Sotto tale aspetto, si configura un secondo motivo di inammissibiltà (punti 48 e ss.) che assume valore di res judicata con valore assoluto erga omnes, e non meramente relativo all’interno dell’Ufficio (cfr. però mio post Non c’è res judicata all'UAMI e all'UIBM, che impone una conciliazione tra le diverse tesi).

Conseguentemente, una decisione meramente confermativa, come accertato nella fattispecie, non può essere aperta ad un nuovo procedimento, comunque introdotto, che pretenda metterne in discussione la legalità (punto 42 e ss.), senza l’adduzione di fatti, argomenti o circostanze nuove e sopravvenute.

Ora succede che in alcuni casi – non me ne vogliano gli Avvocati e i Consulenti – vengono riproposti esattamente gli stessi motivi fatti valere nella precedente fase procedimentale, nell’intento di ottenere una riconsiderazione della stessa situazione che li ha visti soccombenti, questa volta sperabilmente con un esito più favorevole.

Recentemente, però, la nostra Cassazione ha preso posizione in proposito, dichiarando l’inammissibilità manifesta dei ricorsi, per così dire, ripetitivi, in linea, sembrerebbe, con l’orientamento comunitario appena commentato.

Il problema è tutt’altro che teorico e si è riproposto in alcuni casi nei  procedimenti attivati davanti alla Commissione dei Ricorsi, avverso le decisioni dell’UIBM.

Il sottoscritto, in rappresentanza dell’Ufficio, ha sollevato la questione in sede di discussione orale, chiedendo esplicitamente una pronuncia esplicativa e chiarificatrice a riguardo, risposta che però non è ancora arrivata.

 

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