24 febbraio 2016

La riforma marchi: l’Italia che fa?

La riforma marchi, il c.d. ‘pacchetto’, ormai è alle porte, ma nonostante la prossima data di entrata in vigore del nuovo Regolamento 2015/2424 sul marchio comunitario per il 23 marzo, il mondo della nostra P.I. sembra piuttosto distratto da altre ‘contingenze’, come è apparso evidente in occasione della anticipazione commentata del progetto che ho presentato il 10 febbraio scorso a Roma. Non così l’UAMI (che cambierà nome in EUIPO) che da tempo si sta preparando.

Una delle novità sostanziali del progetto, riguarda il maggior coinvolgimento degli Uffici nazionali attraverso non solo interventi finanziari di sostegno e piani di formazione, ma anche la creazione di eventi di comune interesse.

Ma c’è di più. L’Ufficio di Alicante ha lanciato in questi giorni una agenda di consultazioni pubbliche sul Piano Strategico e sui Progetti di cooperazione europea alla luce nuovo "pacchetto marchi". Responsabilmente consapevole dei problemi che la riforma pone e degli interessi degli utenti, l’Ufficio apre alla interlocuzione e collaborazione attiva degli ambienti interessati, a cominciare dalle loro associazioni e organizzazioni rappresentative. Ma anche un singolo professionista potrà richiede chiarimenti e porre domande, utilizzando gli appositi moduli che sono già disponibili.

Anche il sottoscritto – modestamente – in occasione di un secondo approfondimento previsto per il 17 marzo (per ulteriori informazioni:Tel.:3485430183, E-mail: info@gammabinar.com), ha chiesto ai consulenti di conoscere quello che interessa sapere o approfondire, richiesta che rinnovo in questo post. Ma è dura.

A parte le risposte individuali, se mai ci saranno, è il sistema Italia però che sembra non reagire, secondo la ben nota sindrome del very last moment. Mentre le organizzazioni internazionali e nazionali si stanno da tempo muovendo, non c’è traccia di iniziativa alcuna da parte delle nostre istituzioni e associazioni, il cui silenzio nel contesto del perfezionamento della Riforma è assordante (almeno a quanto è dato sapere). Né va meglio con i grandi Studi professionali, tra i quali pochissimi hanno dato brevi resoconti su quello che sta succedendo, eppure la nuova normativa comunitaria ce la ritroveremo addosso e dovremo fare i conti con le criticità del nostro sistema.

Staremo a vedere (sperabilmente non stando alla finestra).

 

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