1 marzo 2016

Che succede se i condomini litigano?

Niente paura, non voglio proporVi una lite condominiale alla Fantozzi, ma il fatto è che spesso le domande di registrazione di marchio o le stesse registrazioni figurano intestate a più soggetti. E fin qui, niente di male. Ma se nelle liti attive o passive uno dei due partner decide di essere indipendente, per esempio rinunciando alla sua quota di comproprietà presunta, rifiutando il ruolo di litisconsorte necessario, non condividendo e non intendendo partecipare alle spese di una controversia?

La risposta è nelle norme sulla Comunione dei diritti, art. 1100 e ss. Codice Civile.

Facciamo un caso concreto.

Nella fattispecie A e B si presentano quali contitolari dei diritti della domanda e dell’emananda registrazione del marchio contestato. Si configura pertanto lo stato di comunione volontaria di cui agli Artt. 1100 e ss., C.C., espressamente richiamati dall’art. 6, CPI (“Se un diritto di proprietà industriale appartiene a più soggetti, le facoltà relative sono regolate, salvo convenzioni in contrario, dalle disposizioni del codice civile relative alla comunione in quanto compatibili”).

Nelle circostanze non risultano convenzioni in contrario, per cui, le quote dei due partecipanti alla comunione si presumono eguali (art. 1101 C.C.).

Dopo la introduzione di una opposizione, A ha rinunciato al 50% dei diritti derivanti dalla domanda di registrazione contestata, come risulta in atti.

In tale evenienza, la procedura di opposizione si estingue (art.181, 1, lett. c), CPI. Sì, ma si estingue l’opposizione nel suo insieme o solo nel 50%?

Sul punto, però, il DGLS 13 agosto 2010, n.131 ha aggiunto all’art. 6 CPI l’art. 1- bis, in forza del quale “in caso di appartenenza a più soggetti, la presentazione della domanda di registrazione… e gli altri procedimenti davanti all’UIBM possono essere effettuati da ciascuno di tali soggetti nell’interesse di tutti“, il che potrebbe avvenire nel caso in esame in cui B ha ritenuto di proseguire nel procedimento di opposizione insistendo e depositando  sememoria integrativa ex art. 178, co.2, CPI. Sembra dunque di capire che, fino a che non intervenga una divisione, la comunione vive una condizione unitaria: o tutto o niente. Così se A non è interessato al punto di rinunciare alla quota del suo diritto, B può invece andare avanti per conto suo, viceversa se la cede, il cessionario subentra nelle condizioni del dante causa A e non dovrebbe succedere niente.

Tutto questo se non ci sono convenzioni particolari tra i due, perché in tal caso l’autonomia contrattuale consente loro tutte le soluzioni.

E sulle spese? Anche qui, in base alle norme sulla comunione, il partner è tenuto a sopportare gli oneri relativi alla conservazione del diritto comune, come quando viene chiesta l’invalidazione del diritto e solo B decide di difenderlo o si tratta di pagare le tasse di un rinnovo. Se sono a piano terra, non posso sottrarmi all’obbligo di partecipare alle spese dell’ascensore (anche se mi scoccia!).

Se interviene una sentenza le spese della soccombenza dovrebbero essere addebitate a tutte le due parti, solidalmente obbligate, anche se nel processo ne figura solo una (ma non ne sarei tanto sicuro).

Insomma, sembra un bel tema per il prossimo concorso notarile.

 

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