8 marzo 2016

Attenzione del pubblico di riferimento: un chiarimento importante

Nella sentenza T-61/15, 1/03/2016, 1e1, il Tribunale ha giudicato – diversamente dall’UAMI – questo segno non confondibile con il segno 1e1 nel settore dei servizi bancari, finanziari e assicurativi. L’interesse della decisione sta però nella motivazione: “the higher-than-average level of attention, combined with the very important visual differences between the conflicting signs, mean that the relevant public not only will not confuse the conflicting signs, as observed by the Board of Appeal, but also will not perceive the identical or highly similar services at issue in the present case as originating from the same undertaking or from economically-linked undertakings; the average degree of phonetic similarity and the weak conceptual similarity do not cast doubt on that finding” (punto 72). Il focus della decisione sta infatti nella definizione del ‘pubblico rilevante’, un aspetto che il Tribunale sembra voler distinguere dal suo ‘livello di attenzione’.

Occorre considerare, in termini generali, che il livello di attenzione del consumatore medio, ragionevolmente attento e informato, può variare in funzione della categoria dei prodotti di cui trattasi. Nella fattispecie, la Commissione di ricorso aveva sostenuto che i servizi nelle Classi 35, 42 e 45 dovevano intendersi per un pubblico professionale, che avrebbe avuto un alto livello di attenzione, e in secondo luogo che i servizi nella Classe 38  erano diretti sia a un pubblico professionale, sia a un pubblico in generale, quest’ultimo  di un normale livello di attenzione.

Questa formula ambivalente viene proposta sempre più dall’UAMI, ma devo confessare che mi lascia sempre più perplesso, perché sarei portato a differenziare la decisione, a seconda delle implicazioni suscitate da un livello di attenzione piuttosto che da un altro. Il che è evidentemente inammissibile, tanto più che in quella formulazione non viene indicato alcun criterio di prevalenza.

Nel caso in esame, in effetti, il ricorrente aveva infatti contestato che la Commissione avesse correttamente definito quale fosse il pubblico rilevante (punto 24), pur riconoscendo l’alto livello d’attenzione nelle Classi 35, 42 e 45. La sentenza tuttavia corregge l’assunto della decisione contestata che nei servizi della Classe 38, considerando la non-professionalità del pubblico, il livello d’attenzione sarebbe normale.

Inequivoca a riguardo l’affermazione del Tribunale: ”Consegue che per i servizi in esame, il pubblico rilevante  professionale e non professionale  avrà un alto livello di attenzione” (27).

In sostanza, che il consumatore sia o meno un esperto o un professionista del settore, non comporta direttamente un livello alto di attenzione, e viceversa – dice ora la sentenza – se non lo è,  sarà la natura dei prodotti/servizi (insieme alle altre circostanze del caso) che ne determinerà  il livello di attenzione, con le possibili conseguenze sulla probabilità del rischio di confusione.

Almeno così mi pare di capire, e vedremo se ci saranno altre conferme giurisprudenziali.

Certo l’oggettivazione del criterio dell’attenzione, sganciandolo da predefinite categorarizzazioni del pubblico rilevante, mi sembrerebbe di per sé apprezzabile.

 

_______________________________________________________________
Commenta e segui la discussione su