• Diritti d'autore - Disegno industriale

27 giugno 2019

La Ferrari 250 GTO è un’opera d’arte

​di Gilberto Cavagna

Se per molti appassionati del Cavallino Rampante è scontato, è tuttavia la prima volta che l’affermazione risuona in un tribunale. Il Tribunale di Bologna Sezione specializzata in materia di impresa, infatti, all’esito del procedimento di reclamo promosso da Ferrari S.pA. nei confronti di Design Modena S.r.l., società specializzata nella produzione di autovetture su telai di terzi che sta(va) promuovendo (tramite rendering su riviste specializzate) una nuova macchina che riprendeva le forme di una Ferrari 250 (dove il numero sta per la cilindrata di ciascun cilindro in centimetri cubi del motore) GTO (abbreviazione di "Gran Turismo Omologata"), ribaltando il giudizio reso nella prima ordinanza ha recentemente accolto le ragioni della Casa di Maranello e ha riconosciuto il valore artistico della macchina – per altro realizzata in soli 39 esemplari, uno dei quali battuto all’asta da Sotheby’s, nell’ambito della Monterey Car Week 2018, al prezzo record di oltre 41 milioni di dollari - e la conseguente tutela autoriale (ordinanza del 20 giugno 2019).

Per la tutela degli oggetti di industrial design in base alla legge sul diritto d’autore (legge 22 aprile 1941 n. 633 e succ. mod.; la "Legge Autore") è richiesto che l’opera presenti carattere creativo – come per tutte le altre opere dell’ingegno meritevoli di tutela autoriale – e valore artistico - quest’ultimo requisito necessario solo per le "opere del disegno industriale" (ex art. 2 n. 19 Legge Autore).

Se per la presenza del primo requisito, la creatività, non sussistono di norma particolari problemi, in quanto per la protezione della Legge Autore è sufficiente che sia riscontrabile in essa un atto creativo, seppur minimo, suscettibile di manifestazione nel mondo esteriore, "con la conseguenza che la creatività non può essere esclusa soltanto perché l’opera consiste in idee e nozioni semplici, ricomprese nel patrimonio intellettuale di persone aventi esperienza nella materia"  (come più volte ribadito dalla giurisprudenza; in tal senso anche Cass. civ. 13 novembre 2015 n. 23292), ben più difficile è riscontrare nell’opera di disegno industriale anche quel valore artistico al quale la legge espressamente subordina la tutela.

Il valore artistico di un’opera di industrial design costituisce un elemento, pur non suscettibile di definizione onnicomprensiva, che insieme al carattere creativo conferisce tuttavia al prodotto un valore diverso ed aggiunto rispetto a quello della sua mera funzionalità per la quale è stato prodotto.

La prova della presenza del valore artistico spetta alla parte che ne invoca la protezione e deve essere valutato alla stregua di parametri di riferimento il più possibile obiettivi; di norma può essere ricavato da una serie di parametri oggettivi, non necessariamente tutti presenti in concreto, quali l’esposizione in musei o mostre, la pubblicazione su riviste specializzate, l’attribuzione di premi o riconoscimenti, l’acquisto di un valore di mercato talmente elevato da trascendere quello legato soltanto alla sua funzionalità, la creazione da parte di un noto artista ovvero, più in generale, il riconoscimento da parte degli ambienti culturali ed istituzionali circa la sussistenza di qualità artistiche ed estetiche. Tale valore non è escluso dalla serialità della produzione degli articoli, che è connotazione propria di tutte le opere di industrial design (Cass. civ. 23 marzo 2017 n. 7477).

Riconosciuto il valore dell’opera contraffatta, sussiste la violazione del diritto d’autore quando, nonostante eventuali differenze tra l’opera originale ed il prodotto contraffatto, quest’ultimo riprenda le caratteristiche esteriori individualizzanti dell’opera tutelata (v. ad es. Trib. Milano, 14 giugno 2017). In tema di diritto d’autore, infatti, la contraffazione consiste nella sostanziale riproduzione dell'opera originale, con differenze di mero dettaglio che sono frutto non di un apporto creativo, ma del mascheramento della contraffazione, senza alcun riconoscibile apporto creativo (v. Cass. civ. 15 giugno 2012 n. 9854); di fatti "ciò che rileva, pertanto, non è la possibilità̀ di confusione tra due opere, alla stregua del giudizio d’impressione utilizzato in tema di segni distintivi dell’impresa, ma la riproduzione illecita di un’opera da parte dell’altra, ancorché camuffata in modo tale da non rendere immediatamente riconoscibile l’opera originaria" (così l’ordinanza in commento, peraltro riprendendo un consolidato e costante insegnamento sul punto).

Nel caso in esame il Tribunale ha riconosciuto che il disegno industriale della Ferrari 250 GTO è dotato dei requisiti necessari ai fini applicabilità della Legge Autore, e in particolare il valore artistico che emerge dalla spiccata personalizzazione delle linee, delle forme e degli elementi estetici dell’autovettura, che hanno reso tale spider una vera e propria icona, capace di aprire un percorso progettuale e produttivo poi intrapreso, ma con minor fortuna, da altre imprese. Più in particolare, il Tribunale di Bologna ha constatato che "Il suo valore artistico ha trovato oggettivo e generalizzato riconoscimento in numerosi premi ed attestazioni ufficiali della elevata qualità e del rilevante pregio del design, in copiose pubblicazioni non solo di settore, nella riproduzione attraverso altre forme di espressione artistica (conio; sculture) periodicamente realizzate ed esposte in occasione di eventi pubblici anche di livello internazionale e in musei, nei quali è stata anche celebrata la grandezza espressiva ed artistica del suo creatore, il celebre designer "Maestro Scaglietti", il cui livello artistico è testimoniato, quantomeno indirettamente, dal valore economico raggiunto dai pochissimi esemplari immessi sul mercato, che, senza alcun dubbio, trascende il valore tecnico-funzionale del bene".

Al contrario, il rendering pubblicizzato da Design Modena S.r.l. "riproduce, parzialmente camuffandoli, proprio quelli che, nel loro insieme e nella loro armonica combinazione, conferiscono all’autovettura in questione pregio creativo ed artistico", con solo "alcune modifiche di "copertura", afferenti però ad elementi formali ed estetici non determinanti la creatività ed il valore artistico di quest’ultimo, anzi imposte dall’evoluzione della tecnologia e da prescrizioni a tutela della sicurezza ed incolumità dell’utente della strada"[1].

Su tali basi il Tribunale ha quindi accertato che Design Modena S.r.l. "ha sostanzialmente realizzato una replica dell’opera altrui, riproponendo le linee, le forme e gli elementi estetici che consentono alla predetta autovettura di fruire della tutela autorale" e che tale condotta costituisce una violazione dei diritti d’autore di Ferrari S.p.A. (oltre che e una condotta concorrenzialmente illecita, per agganciamento / associazione alle rosse di Maranello, anche al fine di sfruttare la fama delle Ferrari per promuovere il proprio prodotto) e ha inibito alla resistente l’ulteriore diffusione, con qualsiasi modalità, del rendering dell’auto e la produzione, la commercializzazione e la promozione di tale modello. La vertenza può essere ancora proposta avanti il Tribunale di Bologna, per un giudizio ordinario.

Non è la prima volta che si discute di valore artistico di un’automobile; recentemente infatti anche il Tribunale di Torino è stato investito di una questione analoga, aventi però ad oggetto l’Alfa Romeo Giulietta SZ e la Lancia D24. In quel caso tuttavia i giudici, pur riconoscendo il valore storico delle vetture e l’importanza dei designer che le hanno disegnate (rispettivamente Ercole Spada e Battista Farina) non hanno ravvisato "non possono ritenersi sufficientemente accertati gli altri indicatori obiettivi da cui desumere il "valore artistico", ossia il riconoscimento ricevuto da parte degli ambienti culturali ed istituzionali sulla sussistenza delle qualità estetiche ed artistiche, l’esposizione in mostre e in musei, la pubblicazione in riviste specializzate non a carattere commerciale, la partecipazione a manifestazioni artistiche, l’attribuzione di premi, gli articoli di critici esperti" (Trib. Torino, ord. 31 gennaio 2019).

La sentenza di Bologna rappresenta, pertanto, il primo riconoscimento del valore artistico di una autovettura italiana, sebbene da anni numerosi appassionati (e non solo) considerino la maggior parte delle autovetture d’epoca costruite in Italia vere e proprie opere d’arte, da conservare e tramandare come beni culturali del nostro Paese.

 


[1] Per i più appassionati e/o competenti, si riproduce – di seguito – l’attenta comparazione delle autovetture in questione e il riscontro più puntuale degli elementi ripresi dai giudici nell’ordinanza: "Tra questi, infatti, spicca la fedele riproposizione delle linee e degli elementi estetici del "frontale" del design dell’autovettura Ferrari (griglia frontale ovale appiattita; due cavità frontali sostanzialmente circolari e sulla stessa linea orizzontale, ai lati opposti della griglia frontale; due luci di posizione rettangolari disposte sulla medesima linea orizzontale della griglia frontale e delle cavità frontali, in posizione interposta tra queste ultime e la griglia frontale stessa; due fanali anteriori alloggiati in una sede ovale "a goccia" posti superiormente rispetto alla griglia frontale e ai lati opposti della stessa; tre prese d’aria frontali sagomate come "impronte a D", allineate orizzontalmente e poste in posizione superiore, centrale e prossima alla griglia frontale), di quelli della "fiancata" (due feritoie oblique disposte su ciascun lato della vettura anteriormente rispetto alla relativa portiera; due protuberanze arrotondate poste ai lati del cofano in corrispondenza e posteriormente ai rispettivi fanali anteriori; la conformazione convessa e arrotondata delle due portiere laterali), nonché di quelli del "retro" (cornice posteriore sostanzialmente rettangolare in cui è racchiusa la coda tronca con bordo superiore curvilineo e convesso definito da uno spoiler sporgente sia posteriormente sia verso l’alto; due coppie di fanali posteriori disposti all’interno della cornice ed in prossimità di essa, con fanali di ciascuna coppia posizionati uno sopra l’altro; lunotto posteriore rettangolare con vertici arrotondati distanziato dalla cornice posteriore; due coppie di tubi di scarico circolari affiancati orizzontalmente; due prese d’aria laterali ciascuna disposta posteriormente alla rispettiva ruota posteriore ed avente forma approssimativamente triangolare con vertici arrotondati)".

 


Avv. Gilberto Cavagna di Gualdana
Studio Legale Negri-Clementi