10 luglio 2018

Progettare: dove finisce la creatività

La creatività è alla base di ogni risultato riconosciuto e protetto dalla Proprietà intellettuale: dal brevetto, al marchio, dal design all’opera d’autore. Anzi è proprio nel diritto d’autore che trova la sua massima esaltazione ed espressa disciplina nell’idea del progetto. Non solo quello architettonico, è evidente, ma in senso lato, ogni processo mentale originale e innovativo nel problem solving.

Cosa s’intenda poi per ‘creatività’ non ve lo sto a dire, perchè se ne danno un’infinità di definizioni. Per quello che vado a commentare, mi piace però ricordare quella proposta da ultimo da Steve JOBS: ‘creatività significa semplicemente collegare cose’. In effetti è quella più pertinente per spiegare come la giurisprudenza concepisce l’idea del progetto nel diritto d’autore.

Due sentenze della nostra Cassazione (CASS. n. 15158, 11/06/2018 e n. 14635, 06/06/2018) hanno in questi giorni affrontato il problema di fino a qual punto il processo creativo può spingersi, prima di uscire dal controllo (e protezione) dell’autore. Si tratta di due idee progettuali molto diverse: una di contenuto decisamente tecnico, il progetto preliminare della MARINA D’ARECHI, a Salerno. L’altra, attinente alla creazione del notissimo personaggio del GABIBBO.

Due situazioni apparentemente lontane tra loro, ma accomunate dalla ricerca giuridica della linea di confine tra il prima e dopo nella creatività, tra lo stadio iniziale della elaborazione creativa e il suo sviluppo maturo nella realizzazione definitiva. Il problema dell’esistenza o meno del plagio è tutto qui, ma le due sentenze pervengono a due soluzioni diverse, se non opposte, nella ricostruzione di questo percorso.

Per la verità, le due pronunce sembrano interessarsi più al momento terminale, che a quello iniziale della dinamica creativa. Ma chiedersi da ove viene la prima idea è fondamentale nel diritto d’autore, visto che veramente non c’è mai nulla di assolutamente nuovo e che l’originalità della creatività sta nell’associare e collegare enti autonomi tra loro distanti, come aveva già detto, molto prima di Steve JOBS, il matematico Henry POINCARE.

Per chiarire: nel caso della marina il progetto preliminare è stato ritenuto autonomo e distinguibile da quello definitivo rielaborato da nientemeno che da Santiago CALATRAVA, e da quello esecutivo. Per cui la Cassazione ha riconosciuto all’autore del primo, l’ing. Sergio DE COLA, la paternità del primo, in tal modo escludendo il collegamento associativo tra le tre soluzioni e quindi ogni ipotesi di plagio. La Corte d’appello aveva invece rilevato che il progetto preliminare era stato completamente rielaborato ed inglobato nel progetto definitivo dell'architetto catalano, di guisa che il progetto preliminare ‘conservava solo una valenza storica’.

Tra progetto preliminare, progetto definitivo e progetto esecutivo c’è interconnessione (§ 1.9.). La sentenza parla, infatti, di “evoluzione progettuale funzionale alla realizzazione dell'opera architettonica, peraltro fisiologica, attesa la notoria esigenza di molteplici passaggi progettuali ed esecutivi”. Viene in tal modo confermato quanto insegnano le scienze cognitive (a cominciare da Frederic BARTLETT): la nostra mente ragiona per schemi precostituiti attraverso l’apporto delle nostre esperienze e ricordi, per cui impostare la soluzione di un problema (qui la progettazione preliminare di una marina) significa già preconizzarne la soluzione stessa. Il c.d. rendering, infatti, non è altro che la proiezione immaginativa dell’aspetto finale di una idea architettonica preliminare. In altri termini, c’è continuità nella successione delle varie fasi creative. Quando dipingo, altro classico progetto creativo, so già dalle prime pennellate dove, più o meno, andrò a finire, partendo dall’ispirazione del momento, che non piove sulla mia testa dal cielo, ma è il frutto originale del collegamento associativo spontaneo tra tutte le immagini che sono patrimonio di tutti.

Per arrivare alla sua conclusione (non essendo molto verosimile, tra l’altro che l’architetto catalano celebre in tutto il mondo avesse scopiazzato altro progetto) il Supremo Collegio ha trovato una brillante soluzione, traendo argomento dall’art. 20, 2do co. LDA, che limita eccezionalmente i dritti dell’autore perchè non può “opporsi alle modificazioni che si rendano necessarie nel corso della realizzazione (del progetto preliminare)”. E’ proprio da tale espressa previsione normativa che, a contrario, si trae il principio (tradotto nella formulazione della corrispondente massima, § 1.12.), secondo il quale l'evoluzione progettuale non può pregiudicare il diritto di rivendicare la paternità dell'opera o di invocare la tutela del diritto di autore da parte del progettista, atteso il carattere creativo che connota il suo lavoro, sul suo progetto architettonico preliminare, “anche se trasfuso nel progetto definitivo” (NB: nel merito, non è stata provata alcuna indebita appropriazione o attribuzione del progetto preliminare).

Nel caso del GABIBBO, invece, il noto personaggio è stato riconosciuto rappresentare un’elaborazione diversificata (sentenza d’Appello ricorsa), dell’originario personaggio americano BIG RED,

del quale costituirebbe, tuttavia, un caso di plagio c.d. evolutivo, plagio che francamente – a prescindere dalla figura giuridica – mi sembra evidente.

Qualificato preliminarmente BIG RED come opera pantonimica meritevole di tutela ai sensi della LDA (§3.4.4.), la sentenza in commento non ha potuto rimettere in discussione gli insindacabili apprezzamenti della Corte d’appello quanto alla diversità tra le due opere a confronto, ma ha ritenuto di concludere per il plagio, in quanto si configurerebbe un caso di “plagio evolutivo” (cfr. presentazione e commento di A. SPEDICATO, in SPRINT, n. 23/2018, secondo la quale si tratterrebbe di un terzium genus tra una autonoma rielaborazione, opera derivata, e un plagio vero e proprio). 

Ma cos’è mai questo “plagio evolutivo”? La sentenza sembra ricondurlo al caso di un’opera derivata (art. 4 LDA) dotata di una forma dotata di una propria novità e creatività individuale ispirata da un’opera originale, ma abusiva e non autorizzata (§ 4.2.1.). Si tratterebbe dunque di un'elaborazione creativa - ma abusiva - dell'opera originale, che come tale si differenzia dalla contraffazione, che consiste nella riproduzione dell'opera prima con differenze di mero dettaglio, come tali scevre di apporto creativo, e dirette solo a nascondere la contraffazione. 

Se mai quello che manca nella sentenza è il riconoscimento dell’importanza dell’identità della forma rappresentata, qui il personaggio, alla quale tutte le diversità e varianze espressive devono essere subordinate. Certo, alla conclusione assertiva del plagio (evolutivo) ha concorso non poco l’ammissione confessoria dell’autore del GABIBBO di essersi ispirato all’opera originale americana.

Dunque, pur partendo da una idea iniziale ispiratrice, i due progetti creativi seguirebbo due percorsi che quanto a successione continuativa porterebbero a risultati opposti. Nel caso del disegno architettonico la linea evolutiva viene interrotta. Non così nel personaggio del GABIBBO, considerata l’evoluzione continuativa dell’dea di ispirazione.

Tornando al titolo del commento, si capisce ora forse meglio la domanda (e il dubbio) non tanto da dove parte la creatività che il diritto tutela, ma fino a dove quella tutela può spingersi.

 

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