24 settembre 2018

Lo spezzatino è andato in fumo

Qualcuno ricorderà forse questo marchio che ha costituito oggetto di un mio Avviso ai naviganti (157 paragrafi per negare la libertà dell’impresa, 27/11/2016), fortemente critico nei confronti della sentenza T-579/14, 09/11/2016, Birkenstock Sales GmbH che ha concluso per la mancanza di distintività del segno in quesione. Scrivevo che avviluppato nella rete dei suoi frammentati precedenti, il Tribunale era riuscito a cucinare uno spezzatino di argomenti per negare il marchio comunitario a questo segno. La Corte di Giustizia (C-26/17, 13/09/2018) ha ora confermato la sentenza ricorsa (questa volta mettendoci solo 78 paragrafi), mandando così in fumo lo spezzatino.

Nel mio commento avevo sottolineato che l’azienda interessata si era limitata unicamente a chiedere la registrazione del marchio comunitario così come il segno era stato raffigurato e designato come figurativo, senza alcun riferimento all’uso che intendesse farne sul mercato che non fosse quello suggerito dai prodotti rivendicati.

Non si è capito, nè si capisce a maggior ragione oggi perchè il segno non sarebbe indipendente dal prodotto e si confonderebbe con l’aspetto dei prodotti designati.

Già l’interpretazione della Commissione di ricorsi appariva arbritaria (“un segno composto da una serie di elementi che si ripetono regolarmente e che si presta in particolare a essere utilizzato come motivo di superficie”) ipotizzando una utilizzazione tutta da dimostrare ed estranea al segno registrabile in quanto tale.

E’ chiaro che il momento della creazione del marchio è cosa diversa dal suo uso sul mercato. Analizzando la struttura del segno, la Commissione aveva modo di dire, in particolare, che era: “costituito da una rappresentazione grafica, di forma quadrata, di linee ondulate che si intersecano in modo da formare una ripetizione dello stesso motivo verticalmente e orizzontalmente. Tale raffigurazione è priva di contorni (NB: e fin qui ci siamo)”. Aggiungeva però che “La sequenza ripetitiva può estendersi all’infinito nelle quattro direzioni del quadrato e applicarsi dunque a qualsiasi superficie bidimensionale o tridimensionale” (?).

Questa valutazione non veniva più messa in discussione (se non dall’azienda) e quella che era una proiezione meramente ipotetica di un possibile uso – estranea alla natura intrinseca del segno così come raffigurato – finiva per convertirsi nell’assunto indimostrato, prima del Tribunale (§ 36-37), e poi della Corte (§ 34), in un motivo applicato alla superficie di un prodotto, applicando la giurispruenza sui marchi tridimensionali che, ovviamente, prescinde dal fatto che la rappresentazione del segno sia bidimensionale o figurativa o tridimensionale. Con tutto quello che ne conseguiva.

E buona notte ai suonatori.

 

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