6 novembre 2018

Non basta un bel castello per negare la validità di un marchio

Viene registrato ad Alicante per quasi tutti i prodotti/servizi il marchio verbale “NEUSCHWANSTEIN” che vuol dire ‘nuova pietra del cigno’ ed è il nome del magnifico castello qui rappresentato:

Ne viene contestata la validità, prima dalla Divisione di opposizione, poi dalla Commissione di ricorso dell’Ufficio, ancora dal Tribunale Generale e infine dalla Corte di Giustizia (C-488/16, 06/09/2018). Tutte e quattro le volte la domanda d’invalidità è rigettata: il solo riferimento verbale ad un sito – per quanto noto – non implica la descrittività del marchio come indicazione di origine geografica o delle loro caratteristiche essenziali dei prodotti e dei servizi protetti dal marchio controverso, ai sensi dell’articolo 7, paragrafo 1, lettera c), del Regolamento sul marchio comunitario, ora europeo.

La Corte di giustizia coglie l’occasione per fare chiarezza su come deve intendersi il concetto di ‘descrittività’ nel marchio e quello della indicazione geografica. Tutto parte dalla corretta identificazione della funzione legalmente protetta nel marchio, che è quella distintiva, in funzione della prevenzione di ogni effetto confusorio nel consumatore e sul mercato, funzione speculare alla tutela dell’interesse generale nell’evitare la costituzione non autorizzata di indebite esclusive di sfruttamento.

La Corte (§37) ha riscontrato che vi è un interesse generale a preservare la disponibilità dei segni, segnatamente per la loro capacità non solo di rivelare eventualmente la qualità e altre proprietà delle categorie di prodotti interessati bensì anche di influenzare diversamente le preferenze dei consumatori, ad esempio associando i prodotti a un luogo che può suscitare sentimenti positivi (sentenza del 4 maggio 1999, Windsurfing Chiemsee, C‑108/97 e C‑109/97, § 26). Dunque, è interessante notare che se pensiamo all’impressione che il marchio può generare nel consumatore di riferimento, non è sufficiente la semplice attrazione e gradimento che il messaggio può implicare, come nel caso dell’immagine di un castello da fiaba, per potersi parlare della sua descrittività (inappropriabilità).

In effetti, il castello di Neuschwanstein “è anzitutto un luogo museale, la cui funzione primaria non è la fabbricazione o la commercializzazione di articoli di souvenir o la prestazione di servizi, bensì la conservazione del patrimonio ambientale, e che tale castello non è noto per gli articoli di souvenir che vende o per i servizi che offre.” La citazione dei ‘souvenir’ non è casuale, perché il ricorrente ha cercato di far passare il messaggio che la produzione e commercializzazione di quegli articoli era strettamente connessa al castello. A riguardo, potrebbe osservarsi che di essi non vi è alcuna menzione tra i prodotti indicati nella domanda di marchio.

Ma la Corte è voluta andare anche più in là, notando “che la circostanza che essi (i prodotti) siano venduti come articoli di souvenir non è rilevante nella valutazione del carattere descrittivo della denominazione «Neuschwanstein». Infatti, la funzione di souvenir attribuita a un prodotto non costituisce una caratteristica oggettiva e intrinseca alla natura del prodotto, dato che tale funzione ricade nel libero arbitrio dell’acquirente ed è orientata unicamente secondo le intenzioni di quest’ultimo" (§ 44).

Quanto poi alle indicazioni geografiche (da non confondersi con le indicazioni di provenienza e le denominazioni geografiche oggetto di specifica protezione) la Corte ha dichiarato acutamente che, se l’indicazione di provenienza geografica di un prodotto è certamente, di solito, l’indicazione del luogo in cui il prodotto è stato fabbricato o potrebbe esserlo, “non si può escludere che il nesso tra la categoria di prodotti e il luogo geografico dipenda da altri elementi di connessione, ad esempio dal fatto che il prodotto sia stato ideato e disegnato in tale luogo”. Il che spiega perché il “pecorino romano” è protetto anche se notoriamente è un prodotto sardo (cfr. Avviso ai naviganti, Quando il cacio evoca il pecorino).

In sostanza, la sola circostanza che dei prodotti, anche nella forma di souvenir, siano offerti nell’area su cui insiste il castello di Neuschwanstein non può costituire un’indicazione descrittiva della loro origine geografica, dal momento che tale luogo e il castello, di per sé, non designa proprietà, qualità o peculiarità come, ad esempio, artigianato, tradizione o clima che caratterizzano un luogo determinato.

In somma, con buona pace dei turisti che vanno a visitare il bel castello, il marchio di un prodotto è un’altra cosa, almeno per il diritto.

 

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