4 marzo 2016

Diritto amaro

A proposito della sentenza del Tribunale di Milano, 24/12/2015, in tema di diritto d’autore. La controversia ha riguardato l’opponibilità di un metodo d’ausilio nell’apprendimento per bambini non vedenti nei confronti di una sua riproduzione non autorizzata, che ha assunto diverse forme, didattiche, letterarie, educative e formative.

La base giuridica dell’esclusiva è stata vista nel diritto di esclusiva riconosciuto dal Diritto d’Autore. L’attrice, l’Associazione Italiana Ricerche Metodo Terzi, ha dedotto infatti di essere titolare di tutti i diritti d’autore e di utilizzazione economica delle opere della Signora Ida Terzi (denominate Metodo Spazio Temporale Terzi), e di altre opere pubblicate dalla stessa Associazione, assumendone la violazione operata da terzi ricercatori.

La difesa puntualmente e acutamente ha sollevato tutta una serie di eccezioni che sono state integralmente accolte dalla sentenza, la cui motivazione merita di essere segnalata per la chiarezza espositiva e la attenta ricognizione dei principi fondamentali di governo nel D.L.A., che tenterei di riassumere:

- a) il DLA non tutela le idee in quanto tali;

- b) la protezione riguarda esclusivamente il modo in cui l’idea viene espressa, rappresentata attraverso uno dei mezzi espressivi elencati a titolo esemplificativo dagli art. 1 e 2 DLA (“forma esterna” e “forma interna”);

- c) per “forma interna” si intende esclusivamente il modo personale particolare dell’autore di raggruppare ed intrecciare idee e concetti attraverso una immagine espressiva, ma non certo un contenuto intellettuale intrinseco;

- d) non sono tutelati gli insegnamenti di natura tecnica e scientifica; del resto i metodi di trattamento terapeutico del corpo umano non possono neppure essere oggetto di brevetto;

- e) l’associazione che pubblica una opera, può essere legittima titolare, a titolo originario o a titolo derivativo, dei relativi diritti DLA.

Nella fattispecie il Giudice milanese ha negato che ricorressero nelle circostanze gli estremi per cui si potesse configurare la ripresa formale delle espressioni sia nei testi rielaborati che nei programmi di formazione del ‘Metodo Terzi’ (chiaramente descrittivo e inidoneo a costituire un diritto di marchio, del pari rivendicato). Tutte le domande dell’Associazione, comprese (attenzione!) quelle inibitorie sono state dunque respinte.

Sentenza ineccepibile e argomentazioni giuridiche inconfutabili.

Eppure…eppure, avverto in questo giudizio la sensazione di una mancanza, di una assenza: è quella della muta e impotente testimonianza dei bambini non vedenti, che non hanno voce né rappresentanza di fronte all’avvilente mercato dei diritti vantati  proprio sull’ausilio di quei metodi di apprendimento che direttamente li riguardano.

Che sarebbe successo se l’esito della controversia fosse stato nel senso di inibire a tutti di fornire quegli ausili di cui quei bambini hanno sacrosantamente bisogno riservandone l’offerta unicamente alla Associazione?

E’ facile obbiettare che anche nelle conoscenze di dominio pubblico non può essere messa in discussione il diritto morale di chi quelle conoscenze ha contribuito a creare. Né si può liquidare la valutazione dell’interesse dei destinatari del DLA, ai quali non mi pare possa contestarsi l’appartenenza della comunità dei non-vedenti, con l’argomento di un facile buonismo, estraneo  ai confini di una regolamentazione strettamente giuridica.

Mi sembra invece che tutto il discorso sul DLA si fondi nella ricerca del difficile equilibrio tra gli opposti interessi tra la libera circolazione delle idee, insita nelle conoscenze, tecniche e metodi scientifici, e alla base del principio del pubblico dominio, e la legittima aspettativa del creatore dell’opera intellettuale a trarne beneficio. Nella valutazione dell’interesse generale credo dovrebbe rientrare anche la ricognizione di valori costituzionalmente garantiti.

Così il diritto all’informazione trova il suo limite nella privacy, la libera manifestazione del pensiero non può pregiudicare il diritto di una persona a non essere diffamato, ogni applicazione tecnico-scientifica non può sacrificare il rispetto di un bene fondamentale come quello della salute, e via dicendo. Il diritto di un bambino non-vedente all’assistenza non ha dignità minore di una coppia di disabili.

Onde evitare fraintendimenti, occorre naturalmente molta cautela per non volatilizzare il principio cardine del nostro ordinamento giuridico, quello della certezza del diritto. Una considerazione dei fattori rilevanti e sensibili nella nostra coscienza civile, possono trovare appoggio nella Carta Costituzionale e concorrere – non sostituire  – alla formazione più meditata libero convincimento del giudicante nel soppesare i contrapposti interessi nel DLA.

In ogni caso, preferisco passare per un cattivo giurista, piuttosto che accettare l’idea di un diritto arido, freddo e perfetto, ma lontano dalla vita, come dice il mio amico Cesare Galli.

 

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