22 marzo 2016

Il concetto di ’evocazione’ nelle denominazioni geografiche

E’ insorta in Finlandia una controversia relativa al fatto se la denominazione VERLADOS possa essere ’evocativa’ di ’CALVADOS’. La questione è stata rimessa in via interpretativa alla Corte di giustizia (C-75/15, 21 gennaio 2016, Viiniverla Oy Vs. Sosiaali) che per la prima volta si è pronunciata sul punto.

Per meglio comprendere la sentenza, occorre inserirla nel quadro normativo di riferimento.

Il Regolamento (CE) n. 510/2006 relativo alla protezione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni d’origine dei prodotti agricoli e alimentari non si applica alle bevande spiritose, per cui nel Regolamento 110/2008 sono state introdotte le regole relative alla protezione delle indicazioni geografiche delle bevande spiritose, se le bevande spiritose sono originarie del territorio di un paese, o di una regione o località di detto territorio, quando una determinata qualità, la rinomanza o altre caratteristiche della bevanda spiritosa siano essenzialmente attribuibili alla sua origine geografica.

L’articolo 15 del regolamento n. 110/2008, prevede in particolare che le bevande spiritose siano protette da (...) “qualsiasi usurpazione, imitazione o evocazione, anche se la vera origine del prodotto è indicata o se l’indicazione geografica è usata in forma tradotta o è accompagnata da espressioni quali “genere”, “tipo”, “modo”, “stile”, “marca”, “gusto” o altri termini simili” (6, b).

Con la prima questione è stato chiesto se per trovarsi in presenza di un ”evocazione” si deve fare riferimento alla percezione di un consumatore medio normalmente informato e ragionevolmente attento ed avveduto. La Corte in proposito si esprime positivamente: “spetta al giudice nazionale fare riferimento alla percezione di un consumatore medio normalmente informato e ragionevolmente attento e avveduto, dovendo quest’ultima nozione essere intesa come riferita a un consumatore europeo e non solo a un consumatore dello Stato membro in cui si fabbrica il prodotto che dà luogo all’evocazione dell’indicazione geografica protetta.”.

E’ vero che il Regolamento non fa riferimento in modo esplicito alla nozione di “consumatore”. Tuttavia, in base alla giurisprudenza della stessa Corte, spetta al giudice nazionale verificare, oltre alla presenza di una parte di una denominazione protetta all’interno di un termine utilizzato per designare il prodotto in questione, che il consumatore, quando si confronta con il nome del prodotto, sia indotto a pensare, come immagine di riferimento, alla merce che beneficia di tale denominazione. Pertanto, il giudice nazionale deve sostanzialmente fondarsi sulla “presunta reazione del consumatore nei confronti del termine utilizzato per designare il prodotto in questione, essendo essenziale che il consumatore effettui un collegamento tra detto termine e la denominazione protetta.”

Quanto alla natura del collegamento, è interessante notare che non è qui in questione un rischio di confusione sull’origine del prodotto da parte del consumatore, come sarebbe nel caso ci trovassimo di fronte ad un marchio. Giustamente la sentenza ricorda che obiettivo perseguito dalla registrazione delle denominazioni geografiche è quello di permettere l’identificazione di bevande spiritose come originarie di un territorio determinato, quando una qualità, rinomanza o altra caratteristica delle bevande in questione siano essenzialmente attribuibili alla sua origine geografica. In sostanza è in gioco, come emerge da una giurisprudenza ormai consolidata, la protezione del consumatore, delle cui aspettative presunte, in quanto consumatore medio normalmente informato e ragionevolmente attento e avveduto, occorre tener conto. E naturalmente si tratta del consumatore europeo e non soltanto di un consumatore dello Stato membro in cui si fabbrica il prodotto che dà luogo all’evocazione dell’indicazione geografica protetta (nella fattispecie la Finlandia).

Con la seconda questione, si domanda se il giudice deve prendere in considerazione, oltre alla similarità fonetica e visiva tra le denominazioni (VERLADOS e CALVADOS), l’esistenza di circostanze volte a indicare che l’utilizzo della denominazione (VERLADOS) non possa indurre in errore il consumatore finlandese. La Corte così risponde: “il giudice del rinvio deve prendere in considerazione la similarità fonetica e visiva tra tali denominazioni nonché eventuali elementi che possano indicare se una tale similarità non sia frutto di circostanze fortuite, in modo da verificare che il consumatore europeo medio, normalmente informato e ragionevolmente attento e avveduto, in presenza del nome di un prodotto, è indotto a pensare, come immagine di riferimento, al prodotto che beneficia dell’indicazione geografica protetta.”

La Corte ha confermato, innanzitutto, che può aversi evocazione anche in mancanza di un qualunque rischio di confusione tra i prodotti di cui è causa. Data questa premessa, possono prendersi in considerazione alcune circostanze, come ad esempio se i prodotti presentino apparenza analoga e le denominazioni di vendita una similarità fonetica e visiva, oltre che concettuale, anche se in diverse lingue. Importante anche il numero delle sillabe, la composizione e il numero delle lettere. Nella fattispecie poi, è risultato che il suffisso DOS, che non ha significato nella lingua finlandese, è stato aggiunto in un secondo momento a VERLA, dopo l’aumento delle importazioni di CALVADOS in Finlandia.

I criteri di valutazione si avvicinano, dunque, a quelli adottati nella comparazione visiva, fonetica e concettuale utilizzati nel diverso contesto dell’accertamento della confondibilità tra i marchi. Trattandosi tuttavia di ’evocazione’, che viene intesa come un link associativo, ritengo che l’approccio più corretto dovrebbe essere quello dell’applicazione delle regole del linguaggio, contestualizzate nella percezione e reazione cognitiva del consumatore. Ma di questo approccio nella sentenza non c’è traccia.

In sintesi, la sentenza si rivela importante nell’indicare nel consumatore medio normalmente informato e ragionevolmente attento e avveduto il soggetto alla cui percezione e reazione bisogna far riferimento per determinare la sussistenza o meno della evocazione nell’ambito ella tutela predisposta dal Regolamento n. 110/2008. E’ pur vero che il Regolamento disciplina lo specifico settore delle bevande spiritose, ma non può omettersi di considerare che esse sono ricomprese nella più ampia categoria delle denominazioni geografiche, delle quali costituiscono un sotto-sistema.

L’attenta e completa ripresa nella motivazione da parte della Corte di giustizia della propria giurisprudenza induce a far pensare che l’interpretazione del concetto della evocazione possa avere portata più ampia dello specifico segmento merceologico e normativo considerato e apportare elementi utili per la definizione degli interessi considerati nel frammentato e sovrapponibile ordinamento delle denominazioni geografiche, perimetrandone il confine con il marchio e gli altri titoli della P.I.

 

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