5 aprile 2016

Andando per rubinetti: il tormentone dell'utilizzatore informato

Forse siamo un po' condizionati dal fatto che come Italiani siamo molto abituati alla eleganza e modernità degli articoli e accessori per bagni. Certo che a guardare le riproduzioni dei due design a confronto (a sinistra il design chiesto):


 

 

 

(a destra il design anteriore questa volta, di una azienda spagnola, la Roca s.a.) ci appare talmente evidente la copiatura che si stenta a credere come si sia dovuti arrivare dall'UAMI al Tribunale Generale (T-334/14, 29/10/2015) per invalidare la scopiazzatura.

Eppure, prima ci si è messa la Divisione di annullamento dell’UAMI, negando la novità del design sulla base delle anteriorità documentate (e questo ci poteva stare). Poi però è intervenuta la Commissione dei ricorsi che quella decisione ha annullato: i due prodotti erano diversi e le differenze non rappresentavano dei dettagli insignificanti (sic!). Ma, in ogni caso, sarebbe mancato il requisito del carattere individuale, considerando che il grado di libertà del designer non era nelle circostanze limitato. L'impressione generale prodotta sull'utilizzatore informato sarebbe stata la stessa, nonostante l’assenza di novità del design contestato.

Il Tribunale ha confermato che il designer aveva sufficienti margini di libertà nell'esprimersi (punto 46), non essendo particolarmente necessitato dalla forma e dalle funzioni del prodotto. Basta del resto dare un'occhiata in giro per rendersi conto di quante varianti siano offerte sul mercato, senza che questo comportasse però – secondo la sentenza  – una situazione di crowded art (punto 90).

In conclusione, finalmente, i disegni erano da considerarsi simili.

Per meglio comprendere il senso della decisione e delle ambivalenze che l’hanno preceduta, è opportuno premettere il quadro normativo di riferimento del Tribunale che, in proposito, ha colto l’occasione per fare il punto della situazione, in particolare sul controverso concetto del c.d.’utilizzatore informato’.

Dall’art.6, co.1, lett. b) del Regolamento comunitario n.6/2002 in vigore di evince che il “carattere individuale”  (che insieme alla “novità” costituisce condizione di registrabilità del disegno) va valutato in relazione all'impressione generale che produce nell'”utilizzatore informato”, nel senso che quella impressione deve essere differente da quella generata da qualsiasi disegno anteriore. Il co. 2 della norma precisa che si deve tener conto del ‘grado di libertà’ dell'autore nello sviluppare il disegno, di cui si è detto.

Secondo la giurisprudenza, per determinare la diversità di quella impressione occorre tenere in considerazione le diversità sufficientemente marcate, tralasciando i dettagli insignificanti (T-666/11,7/11/2013, Budziewska/OAMI -Puma (FELINO CHE SALTA, punto 29 e giurisprudenza ivi citata) e della natura del prodotto, con particolare riferimento al settore industriale di appartenenza (cfr. Considerando 14 del Regolamento). In proposito, nota la sentenza (punto 17) che il grado di libertà dell'autore può essere condizionato da “una eventuale saturazione (crowded art?) dello stato della tecnica, per cui l'utilizzatore informato può  essere più sensibile alle differenze tra i disegni confrontati e al modo in cui il prodotto viene impiegato (cfr. sentenza FELINO CHE SALTA, cit. punto 31 e giurisprudenza ivi citata)”.

La saturazione della tecnica (punto 83) – a prescindere dal fatto che non può considerarsi limitare la libertà dell'autore quando esprime una tendenza o una moda – si verifica “quando si produce qualcosa che rende l'utilizzatore più sensibile  alle differenze di dettaglio”, spiegazione che non spiega proprio niente. Comunque, quanto il grado di libertà dell’autore è maggiore, minore sarà la possibilità che le differenze secondarie che esistono tra i disegni producano un’impressione generale differente negli utilizzatori informati. Viceversa, quanto minore è quel grado di libertà, maggiore sarà la possibilità che quella impressione si produca (punto 36).

Nel caso di specie, il Tribunale ha negato che l’autore del disegno della rubinetteria in questione potesse essere limitato dalle funzioni tecniche essenziali che dovevano essere rispettate nella progettazione, così come reso evidente dalla presenza sul mercato di “una infinità di variazioni possibili delle forme in relazione a quegli elementi (funzionali) “ (punto 46), salvo poi, curiosamente, a negare che la descritta situazione di saturazione del mercato fosse stata sufficientemente  provata.

Quanto all'”utilizzatore informato”, si tratterebbe di “una persona dotata di una attenzione speciale e che possiede determinate conoscenze tecniche anteriori, e quindi del contesto dei disegni relativi al prodotto di cui si tratta  resi pubblici anteriormente” (punto 18, che cita T-9/07, 18/03/2010, Grupo Promer Mon Graphic/Oami Vs. Pepsico (SUPPORTO PROMOZIONALE CIRCOLARE) punto 62; T-11/08, 9/09/ 2011, Kwang Yang Motor Vs. Honda Giken Kogyo (MOTORE A COMBUSTIONE INTERNA), punto 23; T-68/11, 6/06/2013, Kastenholz vs. Qwatchme (SFERE DI OROLOGIO), punto 57).

Dalla giurisprudenza si apprende che il concetto di 'utilizzatore informato' deve considerarsi come “un concetto intermedio tra il consumatore medio, come nel caso del marchio, dal quale non si pretende alcuna conoscenza specifica e che, in generale, non effettua una comparazione diretta tra i marchi in conflitto, e l'esperto del settore, dotato di ampia competenza tecnica. In questo modo, il concetto di utilizzatore informato può intendersi riferito a un utilizzatore che presenta non tanto un grado di attenzione media, ma piuttosto una speciale attenzione, sia in ragione della sua esperienza personale, sia per la sua ampia conoscenza del settore di cui si tratta” (C-/10 P, 20/10/2011, PepsiCo/Grupo Promer Mon Graphic, cit., punto 53) (punto 24).

Fin qui niente di nuovo, compreso l’analisi del termine ‘utilizzatore’ (analisi per la cronaca già anticipato dal sottoscritto più di una decina fa) che implica che il soggetto in questione ‘utilizza’ il prodotto, in cui s’incorpora il disegno, conformemente alla finalità che il prodotto stesso è destinato ad assolvere (punto 25, e giurisprudenza ivi cit.). Semmai appare inopportuno e confusorio il riferimento al caso del marchio che il legislatore comunitario ha voluto espressamente escludere, con la ricerca di una terza via, del tutto autonoma, quella appunto dell’utilizzatore informato.

Informato”, d’altro canto, suggerisce che, senza essere un designer o un esperto tecnico, l’’utilizzatore informato” conosca i disegni esistenti nel settore considerato, disponga di un discreto grado di conoscenza sugli elementi essenziali di quei disegni, stante il suo interesse ai prodotti in questione, e presti un grado di attenzione relativamente elevato nell’utilizzarli (punto 26, con ivi richiami giurisprudenziali).

Tutto ciò considerato e premesso, non può non lasciare dubbi l’applicazione che dei ricordati principi di diritto viene fatta nel caso concreto.

La decisione impugnata fa riferimento al ”consumatore in generale, che sceglie la rubinetteria per la propria abitazione o che desidera cambiarla”. Ora, questa affermazione è decisamente sbagliata, perché si abbassa il parametro di riferimento dell’utilizzatore informato a quello di consumatore finale, proprio quello che si vuole evitare. Il Tribunale, tuttavia, ha voluto salvare la decisione dell’UAMI forzando il passaggio riportato e sostituendolo con la propria interpretazione.

Secondo la sentenza, si legge infatti, “è certo che (con quella espressione) non si pretendeva riferirsi a un consumatore privo di qualsiasi conoscenza e con un grado di attenzione poco elevato… in effetti,  questo consumatore era familiare con gli elementi base della rubinetteria da bagno e, d’altra parte, acquisiva la qualifica di ‘utilizzatore informato’ consultando cataloghi, facendo visita ai fabbricanti del settore o  occupandosi dei loro esercizi commerciali, o visitando Internet… (punto 27) dando segni di una attenzione relativamente elevata (punto 28).

Ne è nata una distinzione tra consumatore in generale e consumatore utilizzatore informato molto discutibile ed estremamente ambigua, nel delimitare il concetto dell’utilizzatore informato.

C’è solo da augurarsi che l’UAMI (o se preferite, l’EUIPO) abbia imparato la lezione ed eviti di aggiungere confusione ad un concetto, già di per sé, sufficientemente confuso.

 

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