6 maggio 2016

In giardino

La Proprietà intellettuale è un giardino in cui si coltiva un pò di tutto, ma con i cancelli aperti. Che cosa intendo dire? E quanto può essere utile al ‘giardiniere’ ? [1]

Un giardino- Un giardino è uno spazio delimitato, riservato a diverse attivitò: in primo luogo mantenere e crescere piante e fiori. La specialità dello spazio e dei suoi contenuti, può benissimo rimandare a questa denotazione della Proprietà Intellettuale, per definizione disciplina speciale del diritto e quindi, proprio perché tale, assoggettata a regole sue proprie, che un buon giardiniere non può non conoscere. Ma la specialità la ritroviamo anche all’interno dei singoli istituti, che quindi vanno interpretati e applicati di conseguenza, proprio come un buon giardiniere sa che le rose hanno i propri anticrittogramici, mentre le orchidee richiedono cure tutte particolari.

Il giardiniere- Avete tutti capito a chi mi riferisco: è l’operatore giuridico della Proprietà Intellettuale (il consulente, l’Avvocato, il Magistrato, lo studioso e via dicendo), che lavora, appunto, in quest’area speciale, curando e proteggendo i vari titoli in cui si articola la P.I. e difendendoli dagli attacchi esterni (parassitismo, estirpazioni, innesti errati, malformazioni, inaridimento, estinzione).

Un po’ di tutto- Normalmente in un giardino, cresce un po’ di tutto, La varietà delle piante e dei fiori ne fanno la ricchezza e la bellezza. Lo stesso accade nella disciplina circoscritta della Proprietà Intellettuale, alla cui ombra nascono i crescono le forme più diverse nelle quali si manifestano i prodotti della creatività  dell’ingegno umano (marchi e segni distintivi, brevetti e know how, disegni e modelli denominazioni geografiche, opere d’autore e altri ancora). Il problema è garantirne la coesistenza, l’ordine e l’armonia.   

Cancelli aperti- Il giardino è definito e di norma è una pertinenza di una proprietà, privata o pubblica. Nella Proprietà Intellettuale il connotato proprietario è accentuato (parliamo di concezione dominicale, di property rights). Tradizionalmente, l’operatore giuridico si muove nei confini ristretti del sistema normativo considerato: se si tratta di una questione di marchio, ad esempio, cercherà la soluzione nella specifica disciplina dell’istituto, magari a livello diverso (nazionale, comunitario o internazionale), ma raramente ricorrerà all’analogia o ai criteri ermeneutici superiori di ordine sistematico.  Penso invece che nell’area del suo giardino non ci devono essere muri di cinta, ma cancelli aperti, dove le idee e  le conoscenze – non necessariamente e strettamente giuridiche – possono entrare, uscire e circolare liberamente, come ad Hyde Park.

Che succede invece fuori del giardino della Proprietà Intellettuale? Succede che ognuno dei suoi istituti interagisce con gli altri e che certi schematismi non sono realistici, ed anzi si rivelano pericolosi. Spesso la stessa rappresentazione formale può essere interessata contemporaneamente da molteplici tutele apprestate dall’ordinamento: il marchio di forma, il design, il diritto d’autore, il divieto dell’imitazione servile. Certo, si dice, bisognerà vedere e scegliere quale delle tutele sia applicabile, a seconda che ne ricorrano i presupposti di legge.

Ma come si fa a separare in uno smart phone il suo aspetto esteriore dalla funzione che deve servire, il get up del contenitore dal marchio che porta, l’uso dal suo abuso? La realtà del quotidiano è talmente complessa che ci insegna che senza una visione d’insieme e la sua riconduzione a dei  criteri unificanti superiori, quella realtà non è comprensibile e sfugge alla parcellazione degli schemi giuridici.

Nel suo giardino il buon giardiniere dovrà curare tutte le specie che potranno essere coltivate e crescere sotto la sua attenta guida e percezione, in modo  da garantirne la armonica coesistenza, cogliendone profumi e fragranze da qualunque parte provengano ed entrino da cancelli sempre aperti.

Fuor di metafora, mi pare che la proliferazione incontrollata delle esclusive della Proprietà Intellettuale suggerisca il superamento della concezione dominicale di questo diritto, per aprirsi verso paradigmi applicativi basati sulla loro interconnessione o, se si vuole, interferenza, in un approccio finalmente olistico e realistico dei problemi che le specifiche fattispecie pongono all’attenzione dell’operatore, il famoso giardiniere.

Certo non è facile trovare delle soluzioni propositive alternative, ma forse la mia piccola fantasia può aiutare.

E la fantasia fa sempre bene, come il blu in cui fila via la barca a vela.

 


[1] Riflessione a margine del Convegno Smarthphone, il migliore amico dell’uomo: quale tutela? Roma, 4 maggio 2016

 

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