22 novembre 2016

La parola fine sul cubo di RUBIK

E’ finita? Pare di sì. La Corte di Giustizia (C-30/15, 10/11/2016) ha definitivamente sancito l’invalidità del famoso cubo di RUBIK come marchio tridimensionale di forma, annullando la sentenza del Tribunale dell’Unione Europea. La sentenza ricorsa è stata già oggetto di un mio precedente commento (Il cubo di Rubik alla Corte di giustizia, in Avviso ai naviganti, giugno di quest’anno), in cui mi sono, in particolare, soffermato sulle conclusioni dell’Avvocato Generale.

Ho notato che è acquisita l’interpretazione secondo cui l’articolo 7, paragrafo 1, lettera e), RME mira a evitare che il diritto dei marchi finisca con il conferire ad un’impresa un monopolio su soluzioni tecniche o su caratteristiche utilitarie di un prodotto, ma, nello stesso tempo, che la connessione con il prodotto reale è fisiologica nella norma, norma che riguarda esclusivamente i segni che rappresentano la forma di un prodotto concreto.

Ora, la questione di fondo, se l’accertamento della identità del segno debba fondarsi unicamente su quanto appare dalla domanda di registrazione, che pure rimanda ai prodotti contrassegnati – così come è pacifico nei giudizi di nullità e invalidazione del marchio registrato (posizione da noi autorevolmente sostenuta da SENA) – ovvero se sia legittimo considerare anche come il segno viene in concreto utilizzato, come dovrebbe essere nei procedimenti di accertamento confusorio e contraffazione, rilevavo che non mi pareva essere stata ancora direttamente affrontata.

Divergenza niente affatto secondaria o teorica, visto, ad esempio, che nel nostro ordinamento la Commissione di ricorsi in sede di opposizione marchi propende nettamente per l’interpretazione estensiva, almeno sino a quando non saranno chiaramente definiti i limiti dei suoi poteri e funzione giurisdizionali in quel contesto.

L’Avv. Generale ha intuito il problema, recuperando il dato fenomenologico del prodotto alla domanda di registrazione, quando afferma “a mio parere, qui non si tratta di cercare caratteristiche nascoste, invisibili nella forma depositata” (punto 88). La forma depositata, la forma del segno cioè come sarebbe rappresentata nella domanda, dovrebbe in sostanza essere correttamente interpretata e qui starebbe – sempre secondo l’Avv. Generale –l’errore della sentenza del Tribunale, che avrebbe omesso di valutare che la forma si applicava a un puzzle, e che quindi doveva spiegare come il puzzle funzionava.

Concludevo nel temere che la Corte se la cavasse, come spesso accade, trincerandosi dietro l’insindacabilità degli apprezzamenti di mero fatto, salvo incorrere nello sviamento di potere. E invece i miei timori sono risultati infondati, perché la Corte, giustamente, ha ricordato che quella preclusione non si applica “per le questioni di diritto che sorgono nell’ambito dell’esame della pertinenza dei criteri giuridici applicati durante tale valutazione nonché, in particolare, dei fattori presi in considerazione a tal fine” (punto 34). E nel caso in esame vengono contestati al Tribunale la corretta applicazione dei criteri e dei fattori, quali essi derivano, in particolare, dalla giurisprudenza della Corte, al fine di valutare il carattere funzionale del segno di cui trattasi ai sensi dell’invocata disposizione (punto 35).

Dopo aver ricordato la propria giurisprudenza, la Corte esprime ora chiaramente la propria posizione sulla questione, in questi termini: “l’articolo 7, paragrafo 1, lettera e), ii), riguarda unicamente i segni costituiti dalla forma del prodotto concreto, le caratteristiche essenziali di una forma devono essere valutate alla luce della funzione tecnica del prodotto concreto di cui trattasi” (punto 46).

La sentenza accoglie integralmente le conclusioni dell’Avv. Generale. Pertanto, visto che non è contestato il fatto che il segno in causa sia costituito dalla forma di un prodotto concreto (il famoso cubo) e non da una forma astratta, “il Tribunale avrebbe dovuto definire la funzione tecnica del prodotto concreto in causa, cioè un puzzle tridimensionale, e tenerne conto nella valutazione della funzionalità delle caratteristiche essenziali di tale segno.”

Più chiari di così… Spiace per RUBIK, che però con i milioni di esemplari venduti nel mondo, non piangerà più di tanto.

Intanto noi continueremo a giocare con il suo favoloso cubetto.

(Nota: immagine tratta da Wikipedia)

 

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