• Diritti di proprietà industriale - Aspetti generali

28 giugno 2019

Intelligenza artificiale e tutela da parte del diritto d’autore

di Simona Lavagnini

L’intelligenza artificiale è destinata ad avere un enorme impatto su diversi aspetti della nostra vita, nonché sulla tutela dei diritti proprietà intellettuale. Gli investimenti sullo sviluppo dell’intelligenza artificiale stanno crescendo e la competizione tra gli Stati in questo settore è già iniziata, con Stati Uniti e Cina che fanno da apripista.

Inoltre, l'UE sta pianificando investimenti e progetti di studio, compreso un bando di gara relativo a "Tendenze e sviluppi nell’intelligenza artificiale – Sfide al quadro normativo della proprietà intellettuale”, che è stato lanciato nel marzo 2019. Infatti, come si vedrà, le attuali leggi sul diritto d'autore nell'Unione Europea probabilmente non tutelano i risultati dell'intelligenza artificiale. La questione allora consiste nel capire se sia necessaria una forma di protezione e quale tipo di protezione, eventualmente, sarebbe più indicata, tenendo conto degli effetti - e dei possibili controeffetti - sulla protezione degli autori umani e sull'economia.

 

Risultati prodotti dall’intelligenza artificiale

Gli esempi di opere dell’ingegno create dall’intelligenza artificiale sono ormai numerosi. Un caso riguarda il Collettivo "Obvious", localizzato a Parigi, che ha utilizzato il sistema informatico GAN (Generative Adversarial Network) per realizzare un ritratto in uno stile pittorico in voga tra il XIV e il XX secolo. L'obiettivo era realizzare un ritratto che, da un lato, non potesse essere distinto da un'opera creata da un autore umano quanto allo stile e al soggetto, e dall’altro lato, potesse essere allo stesso tempo «originale», nel senso di non essere identico a dipinti precedenti. Il risultato è un'opera d'arte chiamata "Compte de Bellamy", che è stata venduta all'asta da Christies nell'ottobre 2018. Esempi simili possono ravvisarsi nelle canzoni realizzate dalla "Creativity Machine" del Dr. Thaler, che in un solo fine settimana ha prodotto 11.000 nuovi brani musicali. In questi casi, la/le persona/ fisica/e raccolgono i dati in ingresso ed espongono i sistemi informatici a tali dati, scegliendo l’obiettivo dell'attività, senza però prendere alcuna decisione sulla forma espressiva effettiva dell'opera d'arte finale. È il sistema informatico che attraverso un generatore elabora vari risultati, i quali vengono poi selezionati da un secondo dispositivo (il discriminatore,) in base alla loro indistinguibilità da un'opera di creazione umana e sulla base inoltre della loro "originalità".

 

La creazione secondo il diritto d’autore

Le opere dell’ingegno sono protette in quanto “author’s own creation”, ossia il risultato della scelta, sequenza e combinazione realizzate dall'autore (si veda CGUE 16 luglio 2009, C-5/08 - Infopaq). Come già anticipato, le opere create mediante l’intelligenza artificiale non si distinguono dalle creazioni umane, poiché le une appaiono esattamente come le altre. Conseguentemente, esaminando le caratteristiche delle opere, non dovrebbero esserci differenze tra le creazioni effettuate mediante l’intelligenza artificiale e le creazioni umane, anche tenuto conto che per queste ultime la soglia per la protezione è considerata generalmente piuttosto bassa. Tuttavia, rimane ancora una domanda chiave a cui rispondere, ossia se la creazione in quanto tale implichi coscienza e volontà. In questo caso, le opere di IA non potrebbero beneficiare della protezione, poiché difficilmente si potrebbe sostenere che i sistemi informatici impieghino la coscienza e la volontà per la creazione.

 

L’autore come persona fisica

Un'altra questione riguarda la possibilità per un'entità non umana di acquisire il diritto d'autore su un'opera dell’ingegno. Secondo l’ampia maggioranza delle leggi sul diritto d’autore nel mondo, solo le persone fisiche possono essere autori e acquisire diritti, sia economici che morali. Questi ultimi difficilmente potrebbero essere conferiti a un dispositivo. A questo proposito si potrebbe fare riferimento al dibattito sorto negli Stati Uniti in relazione al famoso ritratto di "Naruto", che consisteva in una fotografia scattata da un macaco utilizzando la macchina fotografica appositamente lasciata incustodita dal proprietario, il fotografo David Slater, al fine di consentire attività spontanee del gruppo di scimmie che questi stava osservando nel 2011.

Il fotografo sosteneva di essere il proprietario della fotografia, ma la Corte d'Appello del Nono Circuito degli Stati Uniti ha statuito diversamente con decisione del 23 aprile 2018. Nel 2014 l'US Copyright Office ha espressamente stabilito che il diritto d'autore può proteggere solo le “original works of authorship”, ossia le opere create da un essere umano, escludendo le opere create da "natura, animali o piante". Sembrerebbe, dunque, che le opere di intelligenza artificiale prodotte autonomamente da un sistema informatico non possano beneficiare della protezione del diritto d'autore. In altre parole, la protezione potrebbe essere concessa solo laddove vi sia un intervento umano nel processo condotto dall'IA. Del resto, bisogna tenere presente che l'approccio verso l'IA dovrebbe essere basato sul principio chiave secondo cui il centro e l'obiettivo della protezione è e rimane l'essere umano. Pertanto, l'IA rimane uno strumento e non dovrebbe essere l'obiettivo o il focus della protezione.

 

Se l'IA non può essere protetta dal diritto d'autore, si rende necessaria un'altra forma di protezione?

Se l'IA non può essere protetta dal diritto d'autore, come sopra indicato, esiste il timore che ciò comporti una diminuzione degli investimenti nell'IA, limitando così la possibilità di raggiungere rapidamente tutti gli effetti positivi che l'IA sembra promettere. Per questo motivo, alcuni paesi stanno avanzando velocemente, discutendo la possibilità e l'opportunità di concedere una soggettività giuridica all'IA (ad esempio, l'Arabia Saudita avrebbe concesso la cittadinanza ad un robot di nome Sophie, mentre Tokyo avrebbe concesso la residenza ad un altro robot di nome Shibuya Mirai). Al di là di queste posizioni estreme, che richiederebbero un attento esame di molte questioni (in primo luogo, questioni etiche e filosofiche), sembrerebbero esserci diverse opzioni disponibili per proteggere i risultati dell'IA. Ad esempio, si potrebbe riconsiderare la nozione di creatività, ed estenderla fino a comprendere le opere create dall'IA, potenziando l'intervento umano che consiste nel selezionare i dati raccolti e inseriti nella macchina e scegliere i parametri che definiscono l'obiettivo dell'attività della macchina. Si può anche pensare di attribuire una sorta di diritto sui generis all'IA (piuttosto che un diritto d'autore), anche in considerazione del fatto che il valore dell'IA sembra riguardare più l’investimento che la creatività.

 

L’uccisione dell’autore umano?

Infine, va considerato il fatto che l'IA produce (e produrrà sempre più spesso) grandi quantità di opere che non saranno distinguibili dalle opere create da esseri umani, come già anticipato. Appare senz’altro condivisibile l'opinione per cui l'IA dovrebbe essere usata allo scopo di migliorare il benessere degli esseri umani, piuttosto che il contrario. Pertanto, sembrerebbe piuttosto ragionevole cercare di mantenere un'elevata tutela per gli esseri umani che creano opere d’arte, ed escludere qualsiasi protezione, o concedere una protezione minore, ai risultati delle attività di IA. Tuttavia, è necessario pensare anche alle conseguenze di questo approccio. Le opere create da esseri umani, sebbene sostanzialmente simili a quelle create dall'IA, presenteranno barriere allo sfruttamento più elevate di queste ultime, che sarebbero di dominio pubblico, o soggette a un termine più breve per la protezione, o comunque probabilmente meno costose. Una simile prospettiva avvantaggerebbe e promuoverebbe la creatività umana, oppure determinerebbe l’effetto opposto? In questo scenario, una possibilità è che la nozione di creazione (e la relativa protezione da parte del diritto d’autore) sia limitata a quelle opere dell’ingegno realizzate da un essere umano, che sono il risultato di un atto creativo intuitivo, non riproducibile da una macchina.

Tuttavia, poiché la creatività e la sua natura hanno costituiscono una questione piuttosto complessa da definire (che tuttora rimane tale), ci si chiede se sia effettivamente possibile tracciare la linea di demarcazione sopra indicata. Inoltre, si dovrebbe considerare attentamente l’impatto che una simile conclusione avrebbe sul mercato del lavoro nel settore creativo (tralasciando il fatto che l'intelligenza artificiale probabilmente cambierà drasticamente il modo in cui tali industrie opereranno).

 


Avv. Simona Lavagnini
LGV Avvocati