5 dicembre 2018

Tutelabilità di un sapore con il diritto d’autore

La questione centrale esaminata dalla Corte di Giustizia (C-310/17, 13/11/2018, presentata dall’Avv. Cavagna su SPRINT Sistema Proprietà Intellettuale) è se il sapore di un alimento possa essere protetto ai sensi del diritto d’autore. Si tratta del sapore dell’HEKSENKAAS, un formaggio spalmabile con panna e erbe aromatiche, creato nel 2007 da un commerciante olandese, che ho già commentato di recente in Avviso ai naviganti: Che sapore ha? Tempi duri in arrivo per i master chefs, esaminando in particolare le conclusioni presentate dall’Avv. Generale M. Wathelet.

Cosa ha detto ora la Corte?

Mentre la proteggibilità di un sapore, allo stato, è esclusa come marchio gustativo, la Corte ha esaminato la questione esclusiamente sotto il profilo del diritto d’autore, ed in particolare dell’interpretazione della Direttiva 2001/2009 che rinvia al concetto di ’opera d’autore’ secondo il diritto dell’Unione (§ 32-34).

Perchè si possa parlare di ‘opera’ – si legge nella sentenzza – devono esser presenti due condizioni cumulative: deve trattarsi di una creazione intellettuale, originale, propria del suo autore (§ 36) e tale qualificazione deve essere riservata agli elementi che sono espressione di una siffatta creazione intellettuale (§ 37).

Questa espressione, anche in base alla Convenzione di Berna, implica necessariamente che l’oggetto della tutela ai sensi della LDA sia identificabile con sufficiente precisione e obiettività, quand’anche tale espressione non fosse necessariamente permanente (§39), nell’interesse delle autorità competenti e degli operatori economici.

Non vi è possibilità di procedere ad un’identificazione precisa e obiettiva per quanto riguarda il sapore di un alimento, si legge in sentenza (§42). Anzi, l’Avv.Generale si esprime in proposito in termini anche più radicali: “allo stato attuale della tecnica, l’identificazione precisa e oggettiva di un sapore o di un odore sembra essere tuttora impossibile” (§57 delle conclusioni).

Le conclusioni dell’Avv. Generale vengono, quindi, pienamente accolte, così come le osservazionni del Governo italiano, centrate sull’aspetto ctitico dell’inaffidabilità della percezione soggetiva di un sapore. La Corte si sofferma in particolare su questo aspetto e nota che, a differenzadelle altre opere protette dalla LDA, “l’identificazione del sapore di un alimento si basa essenzialmente su sensazioni ed esperienze gustative soggettive e variabili, in quanto dipendono, in particolare, da fattori connessi alla persona che assapora il prodotto in esame, come la sua età, le sue preferenze alimentari e le sue abitudini di consumo, nonché l’ambiente o il contesto in cui tale prodotto viene assaggiato” (§ 42).

La Corte, pertanto, rispondendo al quesito sottopostole, conclude che il sapore di un alimento non può essere qualificato come «opera», ai sensi della direttiva 2001/29. E si tratta di una sentenza interpretativa che fa stato.

Una pietra tombale, con buona pace dei master chef e le loro succulente ricette, sullla tutelabilità dei sapori degli alimenti?

Così sembrebbe, ma non si può mai dire. La Corte riprende, infatti, letteralmente, la riserva – già formulata in occasione dei marchi olfattivi –dell’Avv. Generale che la conclusione negativa è presa “allo stato attuale della tecnica”.

Vedremo allora se la famosa intelligenza artificiale non ci metterà una pezza.

 

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