di Lisa Preti
Nel panorama dell’innovazione scientifica, la biotecnologia rappresenta uno dei campi più promettenti, ma anche uno dei più insidiosi dal punto di vista etico. L’evoluzione della scienza, che spinge i confini di ciò che è tecnicamente possibile, costringe le istituzioni a confrontarsi con dilemmi morali sempre più complessi. Al centro di questo dibattito c’è l’Ufficio Brevetti Europeo (EPO), che agisce sempre più spesso come una sorta di guardiano, chiamato a bilanciare la promozione dell’innovazione con il rispetto dei valori etici fondamentali. Una recente decisione dell’EPO, che ha rifiutato un brevetto per la creazione di chimere umano-suino, ha messo in luce la fragilità di questa linea etica, stabilendo un precedente che potrebbe definire il futuro della ricerca e della brevettabilità nel settore della vita.